414 Quarta Parte.
e lunghe uno e mezzo » per mettere a un purgamo * con istorie diquello Evangelista , tenute molto in pregio per la varietà loro. E so-pra
Fu posta una tassa dal Senatosopra la testa di tutti gli abitantidi Venezia senza eccettuar nessu-no . Unicamente su eccettuatoTiziano, e al Sansovino su accre-sciuto 20. scudi di provvisione perquanto sarebbe durata la imposi-zione, che di tanto era stato tas-sato il Sansovino. Queste due e-semplari esenzioni, fatte con tantaprudenza da quel lapidarissimo se-nato,insegnano,quanto importi allarepubblica il far gran conto degliarresici eccellenti e degli uominidotti, il che non si capisce da tutti.
Nel 1531. soprintese alla fabbri-ca della scuola della Misericordia ,dove non potè eseguire i suoi di-segni per gli contrasti, eh' ebbeco' presidenti di quella scuola,particolarmente perché egli vole-va larla in volta , ed essi la volle-ro in palco, e così finalmente sufatta 1’ anno 1544.
11 cavalier Carlo Ridolfi nelleVite de’ pittori Veneti part. 1.a cart. 158. dice, che Tiziano di-pinse una testa di san G10. Bati-sta nel bacile , ricopiandola da unadi marmo intagliata dal Sansovi-no . Ciò ridonderebbe in un di-stintissimo onore del nostro arte-fice , ma divien men considerabi-le dal riflettere, che 1"Aretino ,Tiziano , e '1 Sansovino erano ( co-me si luoldire) tre anime in unnocciolo , cotanto era tra lorostretta 1 ' amicizia . Ma di più nonè certo il fatto, anzi da una let-tera dell’ Aretino tom. 3. ac. 137.si raccoglie, che il Sansovino ri-cavò la detta testa da una pittu-ra di Tiziano. Di più il Sanio-vino ricavò non la testa di s. Gio-vanni , ma quella del sig. Giovan-ni de’ Medici celebre capitano ; e
si può vedere da queste parole,che soggiunge 1 ’ Aretino : Impe-rocché egli , che operò tanto con lemani armigere Ì 3 oc ., il che non siadatta al s. Precursore di Cristo .Vedi il tom. ni. lett. xlvi. dellepittoriche .Vedi anche la lett. mi.e il Vasari a cart. 384. di que-sto tomo , dove dice , che Tizia-no ricavò questo ritratto dal ges-so formato sul viso di quel Si-gnore .
Una gran disgrazia accadde alSansovino nel 1545. nel gettar lavolta della libreria di s. Marco,poiché appena terminata a mez-zo Dicembre, il dì 18. dello stes-so mese a un’ ora di notte rovi-nò . Sollevò questo fatto un granromore in tutta la città controil Sansovino, in guisa che un mi-nistro poco riflessivo lo fece in-carcerare , e appresso fu condan-nato a pagar mille scudi, e gli sulevato il titolo di proto , e d’ar-chitetto . Ma tutti i suoi amicisaltaron fuori alla sua difesa . Veg-gasi una lettera dell’ Aretino t. 3.a c. 359., eh’è la Lvm. del to-mo ni. delle pittoriche, degna__»d’ esser letta per fare una giustaidea di questo fatto. Fin D. Die-go Mendozza, il quale era statoambasciatore di Carlo V. alla re-pubblica , ed era allora governa-tore di Siena , spedì a Venezia unuomo a posta per assistergli. L’A-retino in Venezia s’ajutò con lavoce per difenderlo , e fuori conle lettere , che scrisse per l’Ita-lia . In una di esse esclama con-tro un tal Micheleda architettodi Verona , che il sig. Temanzaconghiettura, che possa esser Mi-chel Sammicheli, né s’acquietò,finché da Francesco Torbido det-to il