Vita or Jacopo Sansavino. 415
pra la porta del medesimo san Marco ha fatto una nostra Donnadi marmo, grande quanto il naturale, tenuta cosa bellissima , e al-
to il Moro celebre pittor Vero-nese non fu assicurato, che il Sam-micheli non aveva detto parolacontro il Sanfovino . Fu giusta-mente creduto, che le caule diquella rovina fossero state diver-se . Fri ma le gran gelate soprav-venute » mentre che si murava—»quella volta : fecondariamente_»l’imperizia de' muratori : e inol-tre una gran salva di cannonatefatta da un grosso bastimento con-tiguo alla fabbrica. Forse ezian-dio il Sanfovino si fidò troppodelle catene di ferro, che avevatirate a traverso della libreria .Per questa fola ultima cagionerovinò qui nel 1725. il portico dis. Paolo. Passato quel furor po-polare , e dato luogo alla ragione,fu fatta giustizia al Sanfovino daquel savissimo fenato , e fu trat-to di prigione , e incarcerato chive 1’ aveva fatto mettere, e pa-gatigli 900. scudi,che doveva ave-re di lavori fatti, per sollevarlodall' incomodo, che aveva soffer-to nello sborso de’mille feudi, e
10 restituì ne’suoi impieghi;ciò era seguito nel 1548. quandola fabbrica era stata non solo ri-messa in sesto, ma interamentecompita. Questa istoria è ampia-mente narrata con molte circo-stanze dal sig. Temanza a c. 30.
11 Vasari non ne dice parola, eil Boschini nella Carta del navi-gar pittoresco a c. t8. attribuiscequesto silenzio , fecondo il solito ,alla passione di Giorgio per gli To-scani , per la quale ( per servirmidelle sue parole ) con discorfi lun-ghi senta fine lacerai nctfri , e li-scia i suoi Toscani , il che quantosia fallò, ho notato più volte, epiù ancora si poteva far osserva-
la por-re. Oltreché il Vaiati, se fossestato animato dalla passione, pote-va non pure scusare , e difende-re il Sanfovino , ma encomiarlomeritamente per questa bellissimafabbrica . Andrea Palladio , chenon si dirà mai appassionato pelSanfovino, e che era altro giu-dice del Buschino, nella sua Ope-ra dell' architettura, che non èuna bussonata poetica , nel proe-mio del libro primo a c. 5. par-lando di questa libreria, la chia-ma il più ricco , e ornato edificio ,che sorse fia Rato fatto dagli An-tichi .
Sul principio dell' anno 1550. siportò nell' Iltria per restaurare labadia di s. Maria di Canedolo, juf-padronato dei procuratori di so-pra , donde tra portò a Veneziaalcune antichità , che giacevanosepolte in Pola, come si ricavada una lettera deli’ Aretino tom.v.a c. 227. e tra queste alcune co-lonne d’ Affricano , che sono oracollocate su un pianerottolo del-la scala della libreria , come cre-de il sig. Temanza . Ed essendoviandato anche 1’ anno dopo, que-sta volta pure portò seco altre co-lonne, e altri marmi, che furo-no impiegati nella chiesa di s.Mar-co, e nel palazzo ducale.
I procuratori di sopra, che co-sì s’ appellano , avendo fatto ve-nir da Firenze Gio. Rollo Fiam-mingo arazziere di quei Duca ,nominato dal Vasari tomo 1. a_»c. 497. e tom. ni. a c. 118. perfar quattro pezzi d’ arazzo tessu-ti d’ oro per la chiesa di s. Mar-co , ordinarono al Sanfovino , chevi soprintendeste quanto al di-segno . Si crede per altro , che icartoni per detti arazzi sosterò
fatti