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Tomo terzo.
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Vita di Giorgio Vasari. $oi

orefice , e mìo amicissimo a Pisa , dove lasciato da parte 1’ eser-cizio dell’orefice , dipinsi a fresco P arco , che è sopra la porta Operi in tìsg.della Compagnia vecchia de’Fiorentini, e alcuni quadri a olio ,che mi furono fatti fare per mezzo di don Miniato Pitti, aba-te allora d’Agnanofuor di Pisa, e di Luigi Guicciardini , che inquel tempo era in Pisa . Crescendo poi più ogni giorno la guer-ra, mi risolvei tornamene in Arezzo . Ma non potendo per la dirit-ta via , e ordinaria, mi condussi per le montagne di Modena aBologna ; dove trovando , che si facevano , per la coronazione di di Car-

Carlo V- alcuni archi trionfali di pittura , ebbi così giovinetto lo v.da lavorare con mio utile , e onore . E perché io disegnava assaiacconciamente , avrei trovato da starvi, e da lavorare ; ma il de-siderio, che io aveva di rivedere la mia famiglia, e parenti, sucagione , che trovata buona compagnia , me ne tornai in Arezzo ;dove trovato in buono estere le cose mie , per la diligente custodiaavutane dal detto don Antonio mio zio , quietai 1* animo , e attesia! disegno, facendo anco alcune colette a olio di non molta impor-tanza > Intanto estendo il detto don Miniato Pitti fatto , non so seabate, o priore di santa Anna, monasterio di monte Oliveto inquel di Siena, mandò per me ; e così feci a lui, e ali' Albengaloro Generale alcuni quadri, ed altre pitture. Poi essendo il me-desimo fatto abate di s. Bernardo d’Arezzo, gli feci nel poggiuolodell’organo, in due quadri a olio, Jobbe , e Moisè . Perché pia-ciuta a quei monaci l’opera, mi socio no fare innanzi alla porta 2 «'monaci di menteprincipale della chiesi, nella volta, e nelle facciate d’un portico, al- Olmeto .cune pitture a fresco ; cioè i quattro Evangelisti con Dio Padre nellavolta, e alcun’altre figure grandi quanto il vivo ; nelle quali seb-bene » come giovane poco spetto , non feci tutto ciò, che arebbe fat-to un più pratico, feci nondimeno quello, che io seppi, e cosa , chenon dispiacque a que’ Padri, avuto rispetto alla mia poca età, esperienza. Ma non si tosto ebbi compiuta quell’opera, che passan-do il cardinale Ippolito de’Medici 1 per Arezzo in poste, mi con- Appresso «leardinHdusse a’ suoi sorvigj, come s’ è detto nella Vita del Salviati 2 , là M â» studio in Re-dove ebbi comodità, per cortesia di quel Signore , riattendere mol- 'ti mesi allo studio del disegno. E potrei dire con verità, questacomodità, e lo studio di questo tempo , estere stato il mio vero ,e principal maestro in questa arte, sebbene per innanzi mi aveanonon poco giovato i soprannominati : e non mi s’era mai partitodel cuore un ardente desiderio d’imparare, e uno indefesso studiodi sempre disegnare giorno , e notte . Mi furono anco di grandeajutoin quei tempi le concorrenze de’giovani miei eguali, e com-pagni ,

1 V. questo tomo a c. 108. e ve narra alcuni suoi avvenimenti

tom. il. a c. 117. qui tralasciati.

2 Vedi tom. ni. a c. 105. do-