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Tomo terzo.
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502
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gloriadi

502 Q_ u a r t a Parte.

pagni, che poi sono stati per lo più eccellentissimi nella nostra ar-te . Non mi sa anco se non affai pungente stimolo il desiderio della5 e il vedere molti estere riusciti rarissimi , e venuti a gra-nitori . Onde diceva fra me stesso alcuna volta : Perché nonè in mio potere con assidua fatica, e studio procacciarmi dellegrandezze , e gradi, che s’ hanno acquistato tanti ? Furono pureanch’ essi di carne , e d’ ossa , come son' io . Cacciato dunque datanti , e sì fieri stimoli, e dal bisogno, che io vedeva avere di mela mia famiglia, mi disposi a non volere perdonare a niuna fati-ca , disagio j vigilia 5 e stento per conseguire questo fine. E co-stimolo di gloria » e sì propostomi nell’ animo , non rimase colà notabile allora in Ro-U'utile lo mosse a di- ma S né poi in Fiorenza, e altri luoghi, ove dimorai, la qualesegnare ajpn . ìo in mia gioventù non disegnassi; e non solo di pitture, ma an-che di sculture, e architetture antiche , e moderne ; e oltre alfrutto, eh’ io feci in disegnando la volta , e cappella di Michela-gnolo, non restò cosa di Raffaello, Pulidoro, e Baldassarre daSiena , che similmente io non disegnassi, in compagnia di France-sco Salvia», come già s’ è detto nella sua Vita.

E acciocché aveste ciascuno di noi i disegni d'ogni colà,non disegnava il giorno l'uno quello, che!'altro, ma cose di-verse : di notte poi ritraevamo le carte 1' uno dell'altro per avan-zar tempo , e fare più studio ; per non dir nulla, che le più vol-te non mangiavamo la mattina, le non così ritti, e poche cose . Do-po la quale incredibile fatica , la prima opera , che mi usciste dimano, come di mia propria fucina, fu un quadro grande di fi-Venere . e Grazie da gure quanto il vivo, di una Venere con le Grazie , che la adorna-luì fatte per lo cardi- vano, e facevan bella ; la quale mi fece fare il cardinale de’ Me-dici ; del qual quadro non accade parlare , perché fu cosa da gio-vanetto , né io lo toccherei, se non che mi è grato ricordarmi an-cor di que’primi principio molti giovamenti nel principio dell'ar-ti . Basta, che quel Signore, ed altri mi diedero a credere, che susteun non so che di buon principio , e di vivace , e pronta fierezza. Eperché fra 1 ’altre cose vi aveva fatto per mio capriccio un Sa-tiro libidinoso , il quale standosi nascosto fra certe frasche , si ral-legrava , e godeva in guardare le Grazie , e Venere ignude ; ciòpiacque di maniera al Cardinale , che fattomi tutto di nuovo ri-vestire , diede ordine, che facessi in un quadro maggiore , pur’aolio, la battaglia de’Satiri intorno a’ Fauni, Silvani , e putti, chequasi facessero una bacchanalia . Perché messovi mano , feci il car-tone, e dopo abbozzai di colori la tela , che era lunga dieci brac-cia . Avendo poi a partire il cardinale per la volta di Unghe-ria , fattomi conoscere a papa Clemente , mi lasciò in protezio-ne di sua Santità, che mi dette in custodia del signor JeronimoMontaguto suo maestro di camera, con lettere, che volendo io fug-gire

na>e de' Mediti .

Presso a Papapiente VIL

Cle-