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Offesa dati’ intvìdi*ftr le molte opere .
504 Q__u art a Parte.
oltre al ritratto, il quale somigliava» per far il brunito di quell’arme bianco , lucido , e proprio, che io vi ebbi poco meno, chea perdere il cervello , cotanto mi affaticai in ritrarre dal veroogni minuzia. Ma disperato di potere in questa opera accostarmial vero , menai Jacopo da Puntormo , il quale io , per la sua mol-ta virtù , osservava, a vedere 1 ’ opera, e consigliarmi ; il quale ,veduto il quadro, e conosciuta la mia passione , mi disse amore-volmente : Figliuol mio, insino a che queste arme vere , e lustran-ti stanno a canto a questo quadro, le tue ti parranno sempre di-pinte ; perciocché sebbene la biacca è il più siero colore , cheadoperi Parte, è nondimeno più fiero, e lustrante il ferro. To-gli viale vere, e vedrai poi, che non sono le tue finte armi co-sì cattiva cosa , come le tieni. Questo quadro tornito, che fu,diedi al Duca , e il Duca lo donò a messer Ottaviano de’ Medici ,nelle cui case è stato insino a oggi in compagnia del ritratto diCaterina , allora giovane sorella del detto Duca , e poi teina diFrancia, e di quello del magnifico Lorenzo vecchio. Nelle me-desime case sono tre quadri pur di mia mano, e fatti nella miagiovanezza. In uno Àbramo sacrifica Jsac : nel secondo è Cri-sto nell’orto: e nell’altro la cena, che sa con gli Apostoli. Intanto essendo morto Ippolito cardinale, nel quale era la sommacollocata di tutte le mie speranze , cominciai a conoscere » quan-to sono vane le più volte le speranze di questo Mondo , e chebisogna in se stesso, e nell’ essere da qualche cosa principalmenteconfidarsi. Dopo que st’opere, veggendoio, che il Duca era tuttodato alle fortificazioni, e al fabbricare , cominciai , per meglio po-terlo servire, a dare opera alle cose d’architettura, e vi spesimolto tempo. In tanto avendosi a far l’apparato per ricevere san-no 1536- in Firenze l’imperatore Carlo V-; nel dare a ciò ordi-ne , il Duca commise a i deputati sopra quella onoranza , come s’èdetto 1 nella Vita del Tribolo, che m’avessero seco a disegnaretutti gli archi, ed altri ornamenti da farsi per quell’ entrata . Ilche fatto , mi su a nco, per beneficarmi, allogato, oltre le ban-diere grandi del castello, e fortezza , come si disse , la facciataa uso d’arco trionfale, che si fece a s. Felice in piazza , alta brac-cia quaranta » e larga venti : e appresso l’ornamento della portaa s. Piero Gattolini, opere tutte grandi, e sopra le forze mie -E che so peggio, avendomi questi savori tirato addosso mille in-vidie; circa venti uomini » che m’ajutavano far le bandiere , eglialtri lavori, mi piantarono in sul buono a persuasione di questo »e di quello, acciocché io non potessi condurre tante opere , e ditanta importanza • Ma io, che aveva preveduto la malignità dique’tali, ai quali aveva sempre cercato di giovare; parte lavo-rando
î Tomo il. a c. 546.