Vita di Giorgio Vasari. Zoz
fondo di mia mano giorno, e notte ; e parte ajutato da pittoriavuti di suora» che mi ajutavano di nascoso» attendeva al fattomio » e a cercare di superare cotali difficultà » e malevoglienze conr opere stesse. In quel mentre Bertoldo Corsini» allora generaleprovveditore persila Eccellenza» aveva rapportato al Duca » cheio aveva preso a far tante cose» che non era mai possibile » che ioT avesti condotte a tempo » e massimamente non avendo io uomi-ni» ed essendo P opere molto addietro ; perché mandato il Ducaper me» e dettomi quello» che aveva inteso, gli risposi » chelemie opere erano a buon termine , come poteva vedere sua Eccel-lenza asuo piacere, e che il fine loderebbe il tutto. E partitomida lui, non passò molto , che occultamente venne » dove io lavo-rava » e vide il tutto » e conobbe in parte l’invidia , e malignitàdi coloro » che sènza averne cagione , mi puntavano addosso. Ve-nuto il tempo » che doveva ogni cosa essere a ordine , ebbi fini-to di tutto punto, e posti a' luoghi loro i miei lavori con mol-ta sodisfazione del Duca» e dell’ universale ; là dove quelli di al-cuni , che più avevano pensato a me , che a loro stessi , furono messisu imperfetti. Finita la festa , oltre a quattro cento scudi, chemi furono pagati ^per 1 ’ opere , me ne donò il Duca trecento » chefi levarono a coloro » che non avevano condotto a fine le loroopere al tempo determinato, fecondo che si era convenuto d’ac-cordo ; con i quali avanzi, e donativo maritai una delle mie sorel- avanti mari’le ; e poco dopo ne feci un’altra monaca nelle Murate d' Arez- ta, e fa monachilezo, dando al monastero oltre alla dote, ovvero liiriosina , una ta- s ort ^-vola d' una Nunziata di mia mano » con un tabernacolo del Sacra-mento in està tavola accomodato ; la quale fu posta dentro nel lo-ro coro , dove stanno a ufiziare .
Avendomi poi dato a fare la Compagnia del Corpus dominid’ Arezzo la tavola dell' altar maggiore di fan Domenico, vi fecidentro un Cristo deposto di croce : e poco appressò per la Com-pagnia di s. Rocco cominciai, la tavola della loro chiesa in Firen-ze . Ora mentre andava procacciandomi » sotto la protezione delduca Alessandro, onore , nome, e facoltà » fu il povero Signorecrudelmente ucciso 1 , e a me levato ogni speranza di quello » cheio mi andava , mediante il suo favore , promettendo dalla fortu-na . Perché mancati in pochi anni Clemente, Ipolito, ed Ales-sandro » mi risolvei, consigliato da messer Ottaviano 2 , a non volerepiù seguitare la fortuna delle Corti, ma s arte sola ; sebbene fa-cile sarebbe stato accomodarmi col signor Cosimo de’ Medici nuo-vo duca. E così tirando innanzi in Arezzo la detta tavola, e fac-ciata di s. Rocco con l’ornamento, mi andava mettendo a ordi-ne per andare a Roma j quando per mezzo di messer Giovanni
T.III. Sss Poi-
i Ucciso 1 ’ anno iy36. 2 Si contradice a c. 117.
Sella morte del Dnc4mancarono le suespe*tante.