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Tomo terzo.
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506
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Dipignt a Camaldoli.

Prim* tavola di gt*sto .

A t. Rotto d’Arttt.o,

506 Quarta Parte.

Pollastra ( come Dio volle, al quale sèmpre mi sono raccomanda-to » e dal quale riconosco, ed ho riconosciuto sempre ogni miobene ) fui chiamato a Camaldoli 1 , capo della congregazione Ca-maldolese da i Padri di queir Eremo » a vedere quello » che dise-gnavano di voler fare nella loro chiesa . Dove giunto» mi piacquesommamente P alpestre, ed erma solitudine , e quiete di quelluogo tento ; e sebbene mi accorsi di prima giunta , che que’ Padrid’ aspetto venerando , veggendomi così giovane , stavano sopra diloro ; mi feci animo, e parlai loro di maniera, che si risolvero-no a volere servirsi dell' opera mia nelle molte pitture, che an-davano nella loro chiesa di Camaldoli a olio » e in fresco. Madove volevano, che io innanzi a ogni altra cosi facessi la tavola dell'altar maggiore, mostrai loro con buone ragioni, che era megliofar prima una delle minori, che andavano nel tramezzo ; e chefinita quella , se suste loro piaciuta » avrei potuto seguitare . Oltreciò non volli fare con essi alcun patto fermo di danari j ma dissi ,che dove piaceste loro, finita che suste l'opera mia , me la pa-gaste ro a lor modo, e non piacendo , me la rendessero , che la ter-rei per me ben volentieri ; la qual condizione parendo loro trop-po onesta, e amorevole , furono contenti, che io mettessi mano alavorare. Dicendomi essi adunque, che vi volevano la nostra Don-na col figlio in collo, sin Gio. Batista, e s. Jeronimo, i qualiambi due furono eremiti, ed abitarono i boschi » e le selve ; mipartii dals Eremo , e scorsi giù alla badia loro di Camaldoli ; do-ve fattone con prestezza un disegno, che piacque loro, cominciaila tavola» e in due mesi l’ebbi finita del tutto» e messa al suoluogo » con molto piacere di que’ Padri (' per quanto mostrarono )e mio ; il quale in detto spazio di due mesi provai » quanto mol-to più giovi a gli studj una dolce quiete » e onesta solitudine »che i rumori delle piazze » e delie Corti ; conobbi dico l'error mio »d’ avere posto per 1’ addietro le speranze mie negli uomini » e nel-le baje » e girandole di questo Mondo. Finita dunque la detta ta-vola » mi allogarono subitamente il resto del tramezzo della chie-sa : cioè le storie , ed altro, che da basso » e alto vi andavano dilavoro a fresco » acciocché le facessi la state vegnente » atteso chela vernata non sarebbe quasi possibile lavorare a fresco in quell’alpe » e fra que’ monti. Per tanto tornato in Arezzo » finii la ta-vola di s. Rocco » facendovi la nostra Donna , sei Santi, e un DioPadre con certe saette in mano figurate per la peste ; le quali »mentre egli è in atto di fulminare , è pregato da s. Rocco » ed al-tri Santi per lo popolo. Nella facciata sono molte figure a fresco »le quali insieme con la tavola sono » come sono. Mandandomi poia chiamare in Val di Caprese fra Bartolommeo Grazian! frate di

s. Ago-

I V. tom. i. a c, 52. e 145».