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Tomo terzo.
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tzo8 Q_uakta Parte.

UAtìviti a osi some non potea passare sopra la capanna , da quivi in su , S ali'signnt*. ‘ ”° r ° intorno feci che supplisse un lume , che viene dallo splendore de-gli angeli, che in aria cantano Gloria in exoelfis Deo . Senza che incerti luoghi fanno lume i pastori,, che vanno attorno con covonidi paglia accesi , ed in parte la Luna , la Stella , e 1'Angelo, cheapparisce a certi pastori . Quanro poi al casamento, feci alcune an-ticaglie a mio capriccio con statue rotte , ed altre cose somiglianti;e insomma conditisi quell’ opera con tutte le forze , e saper mio;e sebbene non arrivai con la mano , e col pennello al gran deside-rio , e volontà di ottimamente operare ; quella pittura nondime-no a molti è piaciuta - Onde messer Fausto Sabeo , uomo lette-rarissimo , e allora Custode della libreria del Papa » fece , e dopolui alcuni altri, molti versi Latini in lode di quella pittura , molliperavventura più da molta affezione , che dall’ eccellenza dell' ope-ra . Comunque sia , so colà vi è di buono, fu dono di Dio . Finitaquella tavola , si risolverono i Padri, che io facessi a fresco nellafacciata le storie , che vi andavano . Onde soci sopra la porta ilritratto dell’ Eremo : da un lato s. Romualdo con un un Doge diVenezia , che fu sant’ uomo r : e dall’ altro una visione , che ebbeil detto Santo, là dove fece poi il suo Eremo, con alcune fanta-sie , grottesche s e altre cose» che vi si veggiono ; e ciò fatto s miordinarono, che la state dell’ anno avvenire io tornassi a fare latavola dell’altar grande . Intanto il già detto don Miniato Pitti»che allora era Visitator della congregazione di monte Olivete, aven-do veduta la tavola del monte S- Savino » e l’opere di Camaldoli »trovò in Bologna don Filippo Serragli Fiorentino abate di s. Mi-vipi»gt » s. MUht• chele in Bosco 2 » e gli disse , che avendosi a dipignere il refetto-h in Bostc, rio di quell’onorato monasterio » gli pareva , che a me » e non ad

altri si dovesse quell’opera allogare . Perché fattomi andare a Bo-logna » ancorché l’opera fosse grande » e d’importanza » la tolsia fare ; ma prima volli vedere tutte le più famose opere di pittura ,che fossero in quella città , di Bolognesi, e d’ altri . L’opera dun-Cempartimtnte tìtl que della testata di quel refettorio fu divisa in tre quadri, o parti ;rtfttnrie. in una aveva ad essere quando Àbramo nella valle Mambre apparec-

chiò da mangiare agli angeli . Nella seconda Cristo, che essendoin casa di Maria Maddalena» e Marta» parla con essa Marta» di-cendole , che Maria ha eletto l’ottima parte • E nella terza avevada essere dipinto s. Gregorio a mensa co’ dodici poveri » fra i qua-li conobbe essere Cristo . Per tanto messo mano ali’ opera , in quest’ultima finsi s. Gregorio a tavola in un convento > e servito da monacibianchi di quell’ ordine » per potervi accomodare que’ Padri » se-condo che essi volevano . Feci oltre ciò , nella figurasti quel San-to Pon-

i Forse accenna s. Pietro Or- i Vedi sopra in q uesto tomo ascolo - c. ZI 2 .