=5 io Quarta Parte.
.... a . Octottis menftbiis obus ab Arrestilo Geerzio picium » non timbri*iìmi'A iaxte . ero , ytU/Ti airucortim objequin , <_sr bonoris voto anno l zZ9- rcihppusSerratitis pon. curavit .
Feci in questo medesimo tempo due tavolette d' un Cristomorto j e d' una Resurezione , le quali furono da don MiniatoPitti abate poste nella chiesa di santa Maria di Barbiano , suordi s. Gimignano di Valdelà ; le quali opere Unite , tornai subitoa Fiorenza , perciocché il Trevisi , maestro Biagio 1 , e altri pit-tmuhto in Bologna, tori Bolognesi, pensando che io mi volessi accasare in Bologna , etorre loro di mano 1’ opere , e i lavori, non costavano d'inquie-tarmi ; ma più nojavano loro stessi , che me , il quale di certe lorpassioni, e modi mi rideva . In Firenze adunque copiai da un ri-tratto , grande insino alle ginocchia , un cardinale Ipolito a messerOttaviano, e altri quadri, con i quali mi andai trattenendo aque’ caldi insopportabili della state ; i quali venuti, mi tornai al-la quiete , e fresco di Camaldoli per fare la detta tavola dell’al-tar maggiore . Nella quale feci un Cristo, che è deposto di cro-ce , con tutto quello studio, e fatica che maggiore mi fu possi-bile . E perché col fare, e col tempo mi pareva pur migliorarequalche colà 5 né mi sodisfacendo della prima bozza, gli ridetti dimestica» e la rifeci, quale ella si vede, di nuovo tutta; e invitato dal-la solitudine, feci in quel medesimo luogo dimorando , un quadroal detto messer Ottaviano, nel quale dipinsi un san Giovanni ignu-do , e giovinetto , fra certi scogli, e massi, e che io ritrassi dalnaturale di que’ monti. Né appena ebbi finite quest’ opere , checapitò a Camaldoli messer Bindo Altoviti per fare dalla cella disant’ Alberigo, luogo di que’ Padri, una condotta a Roma , per viadel Tevere , di grossi abeti per la fabbrica di lan Piero ; il qua-le veggendo tutte l’opere da me state fatte in quel luogo, e permia buona sorte piacendogli, prima che di lì partisse, si risolvè,che io gli facessi per la sua chiesa di santo Apostolo di Firenze unatavola. Perché finita quella di Camaldoli » con la facciata dellacappella in fresco, dove feci esperimento di unire il colorito aolio con quello, e riulcimmi assai acconciamente ; me ne venni aFiorenza, e feci la detta tavola. E perché aveva a dare sàggio dime a Fiorenza , non avendovi più fatto somigliante opera , avevamolti concorrenti, e desiderio di acquistare nome ; mi disposi avolere in queir opera fare il mio sforzo , e mettervi quanta diligen-za mi suste mai possibile.
E per potere ciò fare scarico d’ ogni molesto pensiero, pri-ma maritai la mia terza sorella, e comperai una casa principiata
in Arez-
O pere fatte a Camal-doli .
Tavola fatta in Vi-rente per l'Altoviti,
i Così era detto per sopran- nesi di Bologna è opera la tavo -nome Biagio Pipini, o Pupini, la dell’altar maggiore. V. t. il- adi cui in 5. Girolamo de' Garbo- c. 308. e t. ni. io.