Va a Venezia »opera .
Jrti che daldipendon».
Zi2 Q^u arta Parte.
ta il molestavano, ancorché fosse ne i boschi, e luoghi sol ioghi , e sai -valichi, secondo che egli stellò di se largamente racconta . Per loche dimostrare , seci una Venere, che con Amore in braccio fuggeda quella contemplazione , avendo per mano il Giuoco , ed essen-dogli cascate per terra se frecce , e il turcassi) : senza che le saetteda Cupido tirate verso quel Santo, tornano rotte verso di lui,e alcune, che cascano , gli sono riportate col becco dalle colom-be di essa Venere : le tutte quali pitture, ancoraché forse allora mipiacessero, e da me fossero fatte come seppi il meglio, non soquanto mi piacciano in questa età. Ma perché 1 ’arte in se è diffi-cile , bisogna torre da chi fa , quel che può . Dirò ben questo, pe-rò che lo posso dire con verità, d’avere sempre fatto le mie pit-ture , invenzioni, e disegni, comunque sieno , non dico con gran-dissima prestezza, ma sì bene con incredibile facilità , e senza sten-to . Di che mi sia testimonio, come ho detto in altro luogo, lagrandissima tela, eh' io dipinsi in s. Giovanni di Firenze in sei gior-ni soli P anno 1542. per lo battesimo del signor don Francesco Me-dici , oggi Principe di Firenze , e di Siena. Ora se bene io vole-va, dopo quest’opere , andare a Roma per satisfare a messer Bin-ti v i do Alleviti, non mi venne fatto. Perciocché chiamato a Venezia damesser Pietro Aretino , poeta allora di chiarissimo nome, e mioamicissimo , fui forzato , perché molto desiderava vedermi, andarlà ; il che feci anco volentieri per vedere 1 ’ opere di Tiziano, e d'al-tri pittori in quel viaggio ; la qual cosa mi venne fatta , percioc-ché in pochi giorni vidi in Modena , e in Parma 1 ’ opere delCoreggio , quelle di Giulio Romano in Mantova , e 1 ’antichità diVerona • Finalmente giunto in Venezia con due quadri dipinti dimia mano con i cartoni di Michelagnolo, gli donai a don Diegodi Mendozza, che mi mandò dugento scudi d’oro. Né molto di-morai a Venezia, che pregato dall’ Aretino , feci a i Signori dellaCalza l’apparato d'una loro sesta, dove ebbi in mia compagniaBatista Cungi, e Cristofano Gherardi dal Borgo s. Sepolcro , e Ba-itiano Fiori Aretino , molto valenti, e pratichi ; di che si è in altroluogo ragionato abbastanza : e gli nove quadri di pittura nel pa-lazzo di messer Giovanni Cornavo , cioè nel soffittato d’una came-ra del suo palazzo, che è da s. Benedetto . Dopo queste, ed altreopere di non piccola importanza , che foci allora in Venezia ; mene partii, ancorch’ io sussi sopraffatto da i lavori, che mi venivanoper le mani, alli sedici d’Agosto 1 ’ anno 1542- e tornaimene in To-scana . Dove avanti, che ad altro volessi por mano , dipinsi nella vol-ta d’una camera , che di mio ordine era stata murata nella già det-lisegno ta m j a ca f a> tutte l’arti, che sono sotto il disegno , 0 che da lui di-pendono . Nel mezzo è una Fama , che siede sopra la palla del Mon-do , e suona una tromba d’oro, gettandone via una di fuoco finta
per