Vita vi Giorgio V a s a Ti i . $2$
te d’ordine di quel Signore 5 che molto si dilettava di fabbricare .
Andato poi, finite che ebbi quest’ opere , a Fiorenza , feciquella liate in un Segno da portare a processione della Compagniadi fan Giovanni de’Peducci d’ Arezzo , esiò Santo , che predicaalle turbe da una banda , e dall’altra il medesimo , che battezzaCristo ; la qual pittura avendo , subito che su finita , mandata nel-le mie case d’Arezzo , perché suste consegnata agli uomini di dettaCompagnia ; avvenne , che passando per Arezzo monsignor Giorgiocardinale d’ Armignac Francese , vide , nell’ andare per altro avedere la mia cala , il detto Segno , ovvero stendardo ; perché piac-iutogli 5 fece ogni opera d' averlo, offerendo gran prezzo, permandarlo al Redi Francia; ma io non volli mancar di fede a chi N on vuol mancarme 1’aveva fatto fare ; perciocché , sebbene molti dicevano, eh e si** fide.n’avrei potuto fare un altro, non so se mi fusse venuto fatto cosìbene , e con pari diligenza . E non molto dopo feci per messer An-nibale Caro , fecondo che mi aveva richiesto molto innanzi peruna fila lettera , che è stampata 1 , in un quadro Adone , che muorein grembo a Venere , secondo l’invenzione di Teocrito; la quale v t mere,e psiche,opera su poi , e quasi contra mia voglia , condotta in Francia , e da- Endimione.ta a messer Albizo del Bene , insieme con una Psiche , che sta mi-rando con una lucerna Amore , che dorme , e si sveglia , avendolocotto una favilla di essa lucerna ; le quali tutte figure ignude , egrandi quanto il vivo, furono cagione, che Alfonso di TommasoCambi giovanetto allora bellissimo, letterato, virtuoso, e moltocortese , e gentile, si fece ritrarre ignudo , e tutto intero , inpersona d’uno Endimiotie cacciatore amato dalla Luna; la cuicandidezza, e un paese ali’intorno capriccioso hanno il lume dal-la chiarezza della Luna , che sa nell’ oscuro della notte una vedutaassai propria , e naturale ; perciocché io m’ingegnai con ogni di-ligenza di contrastare i colori proprj, che suol dare il lume di quellabianca giallezza della Luna alle cose , che percuote .
Dopo questo dipinsi due quadri per mandare a R augi a , inuno la nostra Donna, e nell’altro una Pietà; e appresto a Fran-cesco Botti in un gran quadro la nostra Donna col figliuolo in brac-cio , e Giuseppe ; il quale quadro, che io certo feci con quelladiligenza , che seppi maggiore , si portò seco in Ispagna .
Forniti questi lavori andai P anno medesimo a vedere il car-,dinale de’Monti a Bologna , dove era Legato, e con e sto dimo-rando alcuni giorni, oltre a molti altri ragionamenti, seppe cosìben dire , e ciò con tanto buone ragioni persuadermi, che io,mirisolvei, stretto da lui, a far quello, che insino allora non aveva vo-luto fare , cioè a pigliare moglie ; e così tolsi , come egli volle ,
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1 Questa lettera è tra quelle del tom. il. delle pittoriche al n. .2.ed è anche tra quelle del Caro .