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DELLA MAGNIFICENZA DE S ROMANI.
ai magistrati , e alla pubblica amministrazione. Komolo costituì principalmente V umano , eNuma il divino . Aljus pubblico poi poche cose di più di quel che avevano costituito questi dueRe, aggiunsero gli altri Re , o i Decemviri • Vi rimaneva iljus privato, che st distingue innaturale stelle genti, e civile* Il naturale è compreso per lo più nelle leggi di Komolo, e Numavi aggiunse quello delle genti. Komolo istituì le leggisi la educazione de?figliuoli, su ì matri-moni , e sul dritto de* genitori*, Numa decretò alcune cose sugli omicidi ,su i contratti di buo-nafede, e su lasepoltura . L? autor principale deljus civile fu Servi o Tullio § il quale , fecondola relazione di Dionigi , rogò cinquanta leggi intorno ai contratti § e alle ingiurie,eâ inoltrealle usar e,ai debitori dati in potestà ai creditori,e intorno ai debiti,e c . molte delle quali furonodai De cenviri riportate nelle xn. tavole . Non lì arguisca pertanto dalsavere i Romani chiesteîe leggi ai Greci, che ne fossero vissuti sènza, oche fossero inabili a farsele da per loro; mol-to più che io potrei argomentare alì’incontro così. Gli Ateniesi ricevettero le leggi da Solone ,il quale fiorì a 5 tempi di Tarquinio il superbo.: dunque prima di un tal tempo non ebbero leggi,o furono inabili a farsele. Se fi dirà, che di prima si servirono delle leggi di Dracone ; io foggi ti-gnerò , che anche i Romani si servirono di quelle di Romolo § degli altri Re § e de' Consoli. Se sirisponderà, cbei Romani vollero abolire, o emendare le loro, perché erano inette o mal vage;risponderò ancor io , che gli Ateniesi vollero emendare ed abolire le leggi di Dracone, perchéerano a dismisura severe e contra Tequità.; e di fatto Solone le abolì tutte, eccettuatane quellacontro î micidiarj. Alsincontro qual fu quella legge fra le Romane , che folle così inetta , e cosìpoco equa, quanto quella con cui Dracone condannava ali 1 ultimo supplizio gli sfaccendati, e irubatori delFortaggioi Del resto non si dovranno vie più lodare i Romani, quando abbiano vo-luto mutare alcune delle loro leggi , o accettarne alcune migliori dagli stranieri ì Ma qual fu lacagione, per cui eglino chièsero le leggi alla Grecia ì Quella medesima che mosiè gli Ateniesia domandarle a Solone. Erano in discordia la plebe, e il Senato d 5 Atene per la riferita severitàdelle leggi , comperano in discordia la plebe , ed il Senato di Roma per la competenza di chi do-vesse dar le leggi, affine di raffrenare la prepotenza de'patrizj contra i plebei. E siccome colieleggi di Solone furono acchetatele controversie in Atene , così in Roma, non essendosi conce-duto ad alcuuo de' riferiti due ordini il dritto di dar le leggi § ed essendovi state portate quelledella Grecia, fu sopita ogni discordiam Nè per questo (dice Tito Livio c0 ) la riferita calami-tà de* precedentiConsoli potè fare, che ì nuovi agissero con minor calore 5 dicendo eglino ali'in-contro, che avrebbono potuto subire una condanna, ma che ne la plebe, nè i Tribuni avrei-bonofatta alcuna legge ,... Ipatrizj non disprezzavano il progetto^ dicevano bensì, che nessunoavrebbe date le leggi, se nonsossestato del loro ordine z così che efiendofiâ?accor do sulle leg-gi , e in discrepanza su chi aveste dovuto farle, furono mandati in Atene i legati, Sp . Po-fiumio Albo, A. Manlio, e P. Sulpìzio Camerino, conesterestato loro commesto di descrive-re le ìnclite leggi di Solone, e di esplorare la politica, i costumi, ei dritti § co qualìjì gover-navano le altre città della Grecia . Peraltro i Romani non abolirono le leggi anteriori, comei Greci abolirono le loro; ma chiamati a consiglio, oltre gli altri, i Triunviri, eh erano statimandati in Grecia, e che da Tito Livio si chiamano periti delle leggi forestiere, fecero nuovi sta-tuti S come attesta lo stello autore. Ma quali furono questi statuti ì Non furono formati tutti inuovo ; ma solamente quelli , de* quali vi fu di bisogno per equilibrare la libertà fra 1 p e e Jed i patrizj, che si eran fatti troppo arroganti. Non riportarono per tanto le leggi Grec ie ^
quali erano nelle xn. tavole, ma , desunto da estè e dalie domestiche ciò che giudicarono ener
confacente al loro governo, ne fecero come un certo corpo , il quale dovea estere 1 otutto il dritto sì pubblico che privato. . . . i 1 a*
X- Ciò per altro non sia detto per torre ai Greci il minimo pregio. Si tengano pu i-
momanza di Plinio, riportata in Franzefe dal Signor Le - Roy co seguenti termini > : scordatiche vai nelPji ca j a , eh'è la pura c vera Grecia ; che sei destinato a comandare a delie citta li-bere, le quali hanno mantenuta la loro libertà col valore e colle alleanze . Non voler torre alcu-na delle loro franchigie, delle loro dignità - e de* loro privilegi : fa riflessione,eh esso è il pae-se , che ci ha forato delle leggi , e che non ne ha ricevute da verun popolo . oi dia, dico, lode
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(i) Nel lib. z. . .
(r) Nellâ sur intitolata : rovine de più bei monnnîcnti della Grecia •