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tezza superare qualunque ostacolo che si oppo-nesse alle sublimi loro intraprese, e concludia-mo col Delaistre, (a) che non bene si sapreb-be giudicare se abbiasi a riguardare con istu-pore maggiore la celerità de’ Romani nello sca-vare i loro canali di quello che sia la loro in-dustria, che seppe trovare mezzi valevoli persuperare le contrarie difficoltà senza numero nel-la circostanza, eh’ eglino non avevano il van-taggio di conoscere l’uso delle chiuse, e delleconche senza le quali non si può ottenere unafacile e sicura navigazione.
XIII. I Chinesi, osservalo stesso Autore, chia-mano chiuse le cadute, che s’ incontrano ne’fiumi o nei canali, e che nulla hanno di co-mune con quelle ora impiegate in simili casi;usano delle forze umane per rimontarle, e su-perarle colle barche, e sprezzano ogni pericolonella loro discesa. La grandezza, ed il genio diquella nazione ( tacendo di altre sorprendentioperazioni ) giunsero a vincere moltiplici im-pedimenti nell’esecuzione del canale reale at-traverso quel vasto impero dal Nord al Sud del-la lunghezza insigne di trecento e più leghe daCanton a Pechino, ove vedonsi vogare battelli del-la grandezza pari a quella delle nostre fregate.
XIV. Abbiamo eziandio qualche esempio disimili sforzi usati un tempo in Olanda; ed anche
( a ) Luogo citato.