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ti in tempo di magra si permette una tavolatraverso del corso, ove si rallenta, per animarlo.
3.° L’acqua libera che corre fra le due bar-che, e che spinge la ruota a pale, perde almenodue quinti della propria velocita ( §. X); quin-di quand’anche dopo l’urto essa piegasse obli-quamente contro la ripa, l’investirebbe con for-za minore. Nessun danno poi ne deriverebbe seil corso seguisse rettilineo nel mezzo dell’alveo.
4-° Per l’incontro dell’una, e dell’altra bar-ca dividesi il corso principale in quattro corren-ti come succede opponendosi al corso un partiacqua: le due interne si uniscono con quella,ch’entra liberamente fra le due barche; unen-dosi i tre corsi si gonfiano, e si compongono;urtano le pale, comunicano loro due quinti delloro moto (§. X), e sortono con tre quinti super-stiti. Per tale composizione possono a dir verole acque acquistare maggiore velocità del filoneisolato non ostante la diminuita velocità delfilone composto, ed allora soltanto ne può de-rivare danno, quando al sortire dopo la com-posizione del moto diviene obbliqua la direzio-ne contro la piarda. In questo caso adunque ilpredetto danno si deve ascrivere alle faccie in-terne delle barche.
5.° L’una delle due correnti esteriori allebarche si perderà senza verun danno verso ilmezzo dell’alveo, che si suppone della necessa-ria abbondante larghezza; l’altra componendosi