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Volume I.
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tuare sì vogliano le poche più leggiere incor-porate coll’acqua.

1 83 . Osservasi in secondo luogo il serpeg-giare de’ fiumi, ove la larghezza dell’alveo èsoverchia: ivi cangiano d’ordinario di dire-zione abbandonando la rettilinea; si gettanotantosto sulle rive, tantosto prendono il mez-zo, si formano le isole, si moltiplicano le cor-renti. Nelle sezioni di notabile ampiezza nonpuò mantenersi dovunque vivo il movimen-to, e dove manca , proporzionevolmente vienmeno la forza delle acque; e perciò se i de-positi di materie, eli’ indi si formano, rendo-no i letti convessi, ed elevati verso il mezzo,allora le acque tratte dalla loro gravità versola parte più bassa piegano contro le spondeche prive trovandosi della necessaria tenacitàrimangono corrose.

184. Fu dunque un errore degli antichi, os-serva il Signor Fabre (a), pensando che pel buonregime de’ fiumi convenga loro dare la mag-giore possibile larghezza per facilitare il pas-saggio delle acque. Questo abuso, assoluta-mente da evitarsi, oltre il portare seco il riem-pimento degli alvei, ed il conseguente ripie-gamento de’ fiumi colla mina delle sponde,è la cagione d’immensi danni, se riguardare

(a) Fabre. section IH. Cliap. I. §. IH. N.° 224