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le velocità, gli angoli de’ gomiti, e la tenacitàdelle sponde nelle svolte di due correnti, seb-bene diverse, e per la lunghezza del loro svi-luppo, e pei difformi angoli di curvatura chenello stesso sviluppo s’ incontrano ( §. 224),sarebbero eguali ancora le resistenze in amen-due, e giungerebbero esse alla stabilità di paripasso; conseguenza la cui erroneità abbastanzaapparisce dietro le precedenti deduzioni (§. 224e seguenti ): d’altronde come può-meritare pienaconfidenza la regola insegnataci dal Du Buatper determinare la lunghezza del raggio dellecurve di stabilimento, giacché essa è dedottada ipotesi che mal reggono al vero, cioè cheabbia luogo in ogni caso l’eguaglianza degliangoli d’incidenza e di riflessione ( §. 214), chele curve corrose sieno circolari, quando mani-festamente in tutto il loro giro tali non ponnoessere, (§. 224) e che dall’urto delle acquecontro le sporule, ciocché non è ( §. 219), il mo-vimento manchi, e le corrosioni inferociscano?
266. Tutto ciò non ostante, le osservazionidello stesso Autore riportate ai §. 261, 262 sic-come appoggiate a rilievi di fatto possono servi-re di guida onde riconoscere la situazione diun gomito in corrosione per rajiporto alla sta-bilità (§. 262 ). E per vero si consideri chesull’apertura di gradi 108, sotto cui ripiegasiil filone del ramo superiore all’inferiore dellasvolta che si suppone stabilita, ed osservato dal