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Volume I.
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257
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seconda in generale la pendenza dell’ alveo, eche non può evidentemente venir meno , 1’ al-tra di traverso. Per la composizione di questedue pendenze deriva, che le acque, le qualiin circostanza di piene prendono corso soprasiffatti incrementi, accelerano il loro moto,'el’accelerazione riesce massima nell’ima partelungo le sponde, o senza 'dubbio a poca di-stanza; che però ivi massima sarà la forza, eminimo il cumulo delle deposizioni, quand’an-che si volesse supporre che gran parte delletorbide, che pur sull’alto depongonsi (§. 332 )non fosse stata abbandonata al disopra. Egliè perciò che nella prima formazione degli in-crementi fluviali mantiensi nell’indicata partepiucchè in ogni altra depressa la loro super-ficie, la quale quantunque in radice riunitasia alle sponde, pure tale unione viene d’or-dinario nascosta anche in tempo di magra, per-chè coperta dalle acque stagnanti, e regurgi-tate dal fiume all’insù fino all’incontro delleparti più elevate, soprattutto se notabile è l’e-stensione delle alluvioni. Così si formano lecosì dette ancone, che apparentemente mostranodivisa l’estrema parte delle alluvioni dal con-tinente, sebbene realmente sieno congiunte ( an-che dove massima è la loro bassezza) alle ripe.Sia l’alluvione A;(fig. 29 ) l’ancona sarà in C; oral’interposizione di questa tra l’incremento e lasponda non toglie che 1’uno sia col piede riu-Vol. I. 17