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à ridoſſo) ſi richiederà anche ſempre maggior atten-zione, e ſpeſa a difenderſi da malori, che apportanoi medeſimi rialzamenti. Che perciò J applicare antiei-patamente a impedirgli non è che da provido, e da-
pündente san ep li leb 70 lib 10 50 eOra, lo ſtraordinario agumento di queſti dannoſi ef-fetti fa ſupporlo tale altresi, o in una, o in ciaſcunadelle due cauſe primarie, che gli producono: la prima,procedente dall infima parte d' Arno, dove e laſcia ileontinuo tributo delle ſue acque: I' altra, dalla ſupre-
ma per dove eſſo, in paſſar, ſe ne va ingroſſando. Sela prima venne agumentata dall arte, come tengono
molti, coll aver circò a cento anni ſono, voltato a ven-to più nocivo lo sboceo del medeſimo Arno nel Mare,ſarebbe facile il porgli termine, col ridurlo al primieroſtato, mentre non oſtaſſero a ciò intenzioni di maggiorpremura. Ma ſe la Natura ne foſſe interamente colpe-vole in guiſachè, dall impeto de Venti contrar; alcorſo d Arno, gli ſi andaſſe perpetuamente interrandola bocca, e perciò prolungando I letto dentro quegli
Scanni, Banchi, Dune, o Cavalli di rena che vi ſi crea-no; queſto accreſcimento di cauſa ſarebbe inevitabile,ed in tale allungamento di corſo(conghietturato, da ri-ſcontri che ve ne ſono, eſſerſi diſteſo dentro al ſuddet-to tempo a quaſi due miglia) converrebbe che ſi dimi-
nuiſſe il declive ad Arno; e per conſeguenta la veloci -ta e la forza di ſcaricar la ſua terra, e la rena dentro al
ſeno delb iſteſso Mare: onde ſempre meno potrebbo
Arno mantenere ſcavato il ſuo proprio letto.
Di queſta cauſa inferiore non& qui mio propoſitoD 2 di trat ·