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Tomo primo.
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PREFAZIONE.

questi fonti io credo essere derivato nelle sue carte i motti amarie piccanti , che sparsi qua e colà , ai leggitori miti e discreti gua-stano il gusto dell’altre cose . Non altro intendo con ciò , se nonle eterne querele contro de’suoi nemici già noti, il biasimarne ogniscritto, lo interpretarne i detti sinistramente, e dissimulando l’ope-re loro più celebrate , e più attenenti alla materia che avea permano, mancar per essi ali’uffizio proprio. Nèsolamente si mostròpoco amico di questi cotali , ma quasi pare di tutto il resto degliScrittori moderni ; de’quali loda , e freddamente , assai pochi , egli altri o del tutto mette in oblio, o sferza e punge senza riguar-do, non perdonandola ai corpi e aH’Academîe più chiare. Con sìfatta acerbità di maniere ei produce in chi legge un’immagine sìmeschina de’tempi nostri, che quanto spetta a letteratura, a libri,a stampe, a radunanze studiose, tutto sembra, contra esperienza eragione , o perduto oggi mai , o vicinissimo alla ruina . Oltre che

10 non potea non accorgermi , come di tratto in tratto gli affettiprivati movessero le quistioni e le difficoltà fuor di tempo : e co-me s’aggravassero antichi e recenti autori senza ragione, e fossermessi talvolta ancora in sospetto di poco sana credenza ; e ad al»fri o non giovasse , o noceste Tessergli stato amico , o Taver co-gli scritti prestato ajuto a’suoi studj ; e generalmente riuscisse dan-nevole il non aver sentito con lui. Perciocché atteso quel natura-le suo fuoco, non è da dire, quanto egli si,riscaldasse nelle proprieopinioni, e fosse fermo in non voler confessare d’aver appreso d’al-frui . Al qual proposito mi ricorda , che a sostenere non so qualsuo sentimento, ardito certo e presuntuoso, avendo affermato che

11 Letti non era Romano, si rivolse a pregare chi del contrario ilconvinse, che almeno nol ridicesse . Di tali macchie trovando a-spersa quest’ opera, dolevami assai, che per cagioni separate dali’ar-gomento non lasciasse godere in pace quel molto di buono che inse contiene, e porgesse occasione alle feroci apologie di chi vorreb-be a ogni patto cercar riparo contra del libro fulminatore: da ciòesser per avvenire , che io udissi novellamente lacerar la memoriadi lui , eh’io tenuto avea per amico ad ognora , che m’ajutò ne’miei studj, e che avrò sempre in onore. Ed infatti poco stette adandare, che per T Italia si pubblicarono parecchie scritture d’alcu-ni illustri letterati, che altamente se ne chiamarono offesi: e qualein difesa della patria , quale dell’ ordine , quali delle persone lorproprie, si risarcirono dell’ingiurie sofferte; e tal fu il senso chen’ebbero , che alcun di loro nelle maniere oltrepassò il costumesuo naturale ; onde Fautore qual avea dato , tal ricevesse . Parlo