8 Biblioteca della Eloquenza Italiana.
* i (Le) Prose di M. Pietro Bembo , nelle quali si ragiona deliaVolgar lingua , scritte al Cardinale de’Medici , che poi è
stato
Note di Apo
* i L’ autore dell’ Eloquenza Italianamette le Regole del Fortunio , e le Prosedel Bembo, come le due prime, che intor-no alia gramatica e lingua volgare sienostate stampate, e come se le Prose del Bem-bo non fossero fìnte precedute, se non dal-le Regole del Fortunio . Con sua buona pa-ce ci sono perà di mezzo i tre libri dellevolgari eleganze di Niccolò Liburnio , deiquali egli non fa ricordanza, quantunqueil Liburnio siagli per altre opere conosciu-to, avendo anche saputo dirci fino a tree più riprese, che questi non su Frate Do-menicano , ma Prete Secolare , e Piovano diSanta Fosca in Venezia : alia qual sua as-serzione, che è verissima, aggiungo, qual-mente questo dotto Prete Veneziano , chefu anche Canonico della Ducal Basilica diSan Marco , mori ai 2Z. di Settembre nel1557. dopo aver governata per lo spaziodi 24. anni incirca la sua Parrocchia. Egliera nato nel 1474. poiché 1’ anno 1502.in cui stampò le sue Rime , attesta d’esserallora nel ventottefìmo dell’ età sua . Ve-nendo ora alla sua opera gramaticale, el-la è cosi intitolata : io ne ho un esempla-te stampato in pergamena.
* Le vulgati eleganzie di M. Niccolò Li-burnio . In Vinegia nelle case d’Aldo Ro-mano e d'Andrea Asolano suo Suocero 1521.del mese di Giugno . in 8.
La dedicazione del Liburnio è a MarcoMolino , figliuolo di Luigi Proccurator diSan Marco, alla qual dignità anche il fi-gliuolo pervenne . Questi è quel Marcotanto lodato dal ce\ebve GiambatiftaEgna-zio, dopo la cui morte, egli si prese l’as-funto di dare al Pubblico i IX. libri ,de exemplis illustriam virorum Vertette civì-tatis & aliarum gentium , ( Vcnet. apudNicol. Tridentin. 1554. in 4. ) per li qualil 'Egnazio meritò il titolo di Valerlo Massi-mo Veneziano . Dice il Liburnio nella let-tera a! Molino, che dopo i tempi di Dan-te , del Petrt- a , e del Boccaccio le cosevolgari si stettero per qualche tempo inoscuro giacentij ma che ormai per diligen-za di risvegliati ingegni erano in gran lu-ce pervenute ; che già qualche anno aven-
stolo Zeno.
do conversato in molte Città d’Italia, enelle Corti di varj Principi e gran Signoripraticato , notato avea , che le loro lette-re, i loro scritti erano per la maggior par-te volgarmente composi ; e però si duole ,che la lingua latina si fosse come smarritadagli occhi Italiani ; ma che più altamen-te era da dolersi , che il volgare Idioma ,succeduto al latino, fosse cosi laceratamen-te adoperato . Io dunque, fon sue parole ,de'grechi e latini le dotte vefligia imitando,PRIMO vengo ali' Apollineo e Palladio tribu-nale , cui al meglio che per me si puote, del-le vulgari eleganzie nostre le regolate nottiinchinevolmente offerisco . Nel primo libro ,al quale premette il titolo di Amoroso Ri-cordo, dopo aver definito, che cosa si a. Ele-ganza, e prodottone molti esempi, discen-de alla dimostrazione dimoiti vocaboli vol-gari ; in qual maniera sieno essi stati usatidai tre più Eloquenti Scrittori Toscani ;trattandovi in oltre di alcuni nomi proprie verbi d’uno stesso significato. Nel Secon-do libro insegna, in qual maniera sieno sta-ti messi in uso dai medesimi autori alcuniverbi, e alcune preposizioni : mostra, chemolte parole ornate sieno state scritte epronunziate diversamente da chi in prosae da chi in verso le adopera; e chiude que-sta parte del libro con altre opportunissimeregole di nomi e verbi. Nel terzo finalmen-te fa vedere , che gli uomini del suo tem-po variavano nel condiano parlare dallapratica dei tre già mentovati maestri , eche i Toscani medesimi non si accordavanonel pronunziare , e nello scrivere tutte adun modo le medesime voci : dalle quali co-se , e da altre , che per brevità qui trala-scio , ognuno comprende , che se quest’o-pera del Liburnio non è un’ intera e benregolata gramatica, ha però il suo meritoper non rimaner esclusa dall’ aver luogofra quelle , che ci hanno aperta la stradaper la nostra lingua a’precetti gramaticali;e che però era a lei dovuto il fecondo po-sto, giacché il primo era stato occupato dalFortunio, delle cui Regole egli fa onoratamenzione ( lib.I. pag.i$. ) con queste pa-role : Leggefi al presente una brieve grama-tica