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Biblioteca della Eloquenza Italiana.
ben. fatto, pure in legno, dopo il Poe-ma dell’edizione III. del î)-à del i Z44.presso il Giolito , la quale , computandositutte le altre antecedenti, viene ad esse-re la XI. (a) . Già molti anni io vidiVAriosto , dipinto da Tiziano , presso iSignori sianoli in Venezia a San (lan-ciano . Dopo le quattro già dette ed'zro-ni , fatte sotto gii occhi stessi dell’ auto-re, ne uscirono molte altre , principal-mente mVenezia, cominciandosi il pri-mo degli ultimi cinque Canti sopra la-favola delle Fate , dalla stanza , che èla seconda nelf edizione d 'Aldo , il qua-le fu il primo a mettergli in luce : equesta edizione Aldina estèndo mancantedi più stanze in que'cinque Canti , peraltro con poco danno del pubblico , fupoi supplita nelle seguenti . Qui è danotarsi , che Marcantonio Mureto nel li-bro xvtît. delle Varie lezioni a capi vm.ragionando del sommo studio, posto da'sovrani ingegni in ripulire i propri com-ponimenti nella frattura e collocazionedelle parole, narra , per bocca [ a miocredere J d’ Ippolito IL Cardinal di Fer-iti o TE DI
rara , suo Mecenate , che l’ Ariosto infare e disfare i due primi versi del suoPoema, pose grandissima applicazione :nudivi a maximis wris, quìque facilli-me id nose poterant , Ludovtcum Areo-stum , nobilisimum nobilissima domuspraconem , in DUOBUS primis grandt.o-ris ill'tus poematis fui VERSÎBUS ,plusquam credi potcst , laboraste , nequestbi priusaniniurn explere potuijse , quamquum illos in omnem partem diu mul-tumque versastct . Idem accidit & no-bilissimo Etruscorum poetarum , Fremei-sco Petrarchte , cujus ex autographo ,quod habuit vir prastantisstmus PetrusBembus , facile cernitili-, eum in liman-do SECUNDO item poematum suorumVERSU , sape sudasse . Il Dolce nelDialogo de' Colori [ pag. 50. edizion diVenezia preso il Giolito 1560. in, 8. ]stimò degno di particolare attenzione ilsimbolo di due serpi , a una delle qualiè tagliata la lingua, e ali’ altra sta pertagliarsi, che l 'Ariosto pose contra V in-vidia nella edizione II. del suo Poema (b).Ma nella edizione III. mutò simbolo ,
alzan-
postolo Zeno.
A
corretta rial medesimo Ariosto. Con tal ris-contro ognuno, e’1 F.ontantni ancora, può,e poteva rimaner persuaso e convinto, che-gli episodj , e le cose aggiunte e mutate nien-te contengono di liscio , e d’ immodesto,ma son tutte cose modestissime e nobilissime ,come afferma, e dimostra il Signor baroninella sua mirasi! Difesa, ove ancora cenedà un esatto e fedele ristretto.
(«) E per XI. appunto la numera il ca-talogo dell’ Orlandini , seguito a pelo dalFontanini , il quale perciò questa volta hacolpito giusto nel segno, benché si tratti diun’edizione preceduta da tante : diche insimil caso non v’ha forse altro esempio incotesta sua Biblioteca Italiana . Quando poial suddetto catalogo si voglia aggiugneredue altre edizioni, che vi sono omesse, cioèquella da me ticordara, fatta in Torino aspese di Giovanni Giolito izzò. in quarto ,e quella di Venezia perN/ccolù esAristoteledetto Zoppino nest’amio medesimo pure ist
quarto , con le Notazioni di Marco Guazzode’ luoghi, dove sono 1 e Stanze aggiunte alPoema; allora la edizione del Dolce 1544.presso il Giolito non verrà più ad esser l’Xs.ma la XIII. Quindi si viene a conoscere ,che non a caso accennai dianzi, che al Fo?j-tanini era qui servito di guida quel ben ra-gionato catalogo dell’ Orlandini , il quale èbene , che si sappia essergli stato in granparte comunicato dal Padre Don Pìercate-rino Zeno , Chierico regolare Somasco , emio dilettissimo fratello di s-lice memo-ria, che nella varia erudizione, e nel mol-to sapere (sia detto ciò, senzachè ci abbiaparte interesse od affetto ) ebbe al temposuo pochi pari.
(b) Io non so, e nessuno ha saputo mai,che il Dialogo de’ Colori del Dolce sia sta-to starn ato dal Giolito nel izòo. ma bensìdai fratelli Sesta nel 15Ò5. in ottavo , oveappunto pag. 50. vien riportato, ma piùesattamente , il simbolo delle due serpi ,