La Po ^ sVi a. r8i
li) Osservazioni di Orazio Toscanella sopra le opere di Virgilio.
In Vtnegia pel Giolito i z<58. in 8.
(2) La Tebaide di Stazio, tradotta in ottava rima da Erasmo Si-gnore di Valvasone. In Venezia per Francesco Franceschi
1570. m 4.
Ne’ Comentavj -del Cresci mbenì della«dizione di Venezia tomo IV. pag. ioó.li mette in dubbio , se Erasmo do' St-
Note di Apo
dotta in versi sciolti , ie Rime , e altrecose del Negri foli, Gentiluomo Ferrarese .Ben è vero, che la seconda edizione è dapreferirsi a quella del Sefsa , sì perché èpiù corretta , e più copiosa, sì perché èillustrata da un privilegio di Bona SforzaRegina di Polonia, al cui servigio trova-vasi allora il Negri/oli in qualità di suoGentiluomo, sì ancora perché l’opera viencommendata nel principio con un Sonet-to da Ercole Bentìvoglto , e nel fine condue lettere da Fulvio Pellegrino Morato .Bafl'ian Eorefì Notajo Fiorentino , amicodi Marsilio Ficino, scrisse in terza rima unpoemetto, intitolato Ambizione , diviso inIX. Capitoli, i quali son seguitati nel me-tro medesimo da IV. libri, che altro nonsono, se non un volgarizzamento della Bu-colica di Virgilio ; e 1 ’ opera tutta vieneindiritta dall’autore al Magnifico Loren-zo de'Medici . L’ impressione è in quartofenz’anno, luogo, e Stampatore ; ma pro-babilmente in Fiorenza verso il 1490. IlTicino ne parla con lode in molti luoghidelle sue Epistole , e una gliene scrive ilSalicilico tra de sue, posta nel libro II.animandolo a opera di maggior peso, chejavea per mano. Fu volgaiizzata la Geor-gica ..nche da Jacopo Cenci GentiluomoRomano, secondo la testimonianza dìiJ/o-tìigi Atanagi nella tavola posta in fine allibro I. delle Rime dì diversi, da lui rac-colte ; e fu in oltre volgarizzata dal Cie-co cP Adria , il quale di ciò ne fa fede nel-le sue Lèttere (In Ve». 1606. in 4. p.106.):ma né l’una , né l’aitra, per quanto so,uscirono mai alla luce.
(1) Il Giolito stampò veramente questeOsservazioni nel 1566. ma con una delle
gnori di Valvasone fosse Conte . Anchequesto ci tocca leggere fra tante bellezze ,aggiunte alla Storia della volgar Poesia (a).
sue solite fraudi , mutatone il solo fron-tispizio , volle dare a credere di avernefatta una seconda impressione nel 1568.
2) La prefazione , e le annotazioni ,che si leggono in questa traduzione sottoil nome di Pietro Targa , sono di CesarePavesi Aquilano , il quale sotto la stessamaschera si è nascosto in queir altro suolibro, intitolato il Targa , dove si conten-gono cento e cinquanta Favole, tratte dadiversi autori antichi, e ridotte in versi,e rime Italiane, stampato la quarta voltain Venezia per gli eredi di Francesco Zilet-t\ 1587. in 12.
(«) L s note, o sia Giunte ai Corneo tarjdel Crescimbeni sono lavoro del defuntoSegbezzi, e contengono buone e sicure no-tizie , delle quali Mo..signore fi è saputodestramente approffîttare in più luoghi del-la sua Eloquenza , senz’ aver ta bontà difarne alcun motto, comechè ali’opposto,dovunque gli parve di osservar cosa, che,secondo lui, non r eggesse al conio del ve-ro , non abbia mancato mai di alzar levoci , e le strida a screditarle , e a deri-derle. Che in esse fi metta in dubbio , seErasmo de' Signori di Valvafon* solfe Con-te , non dovea egli farne così alto schia-mazzo , prima perché il metterlo in dub-bio non era un negarlo, ma un confessaredi non saperlo , e poi perché di qualchemotivo di tal dubbio serviva il vedere ,che quel Signore non si diede mai il tito-lo di Conte in alcuna delle sue opere: ti-tolo però, che giustamente se glicompete,Come antico retaggio di sua cospicua Fami-glia . Altrove si mostrerà, che l'Oppositorealtresì di somigliante argomento fi valse,non solo per mettere in dubbio , ma perN n nega-