La Poesia. 283
(1) La Tebaide di Stazio , tradotta in verso sciolto da Giacinto
Nini. In Roma 1^30. in 8. sent^a stampatore .
(2) - - - E da Selvaggio Porpora. In Roma per Giammaria Sal-
viam 1630. in soglio .
(3) Le "Trasformazioni (d’Ovidio, in ottava rima) di Lodovico
Dolce. In Vinegia presso il Giolito 1561. in 4. edizione VLampliata .
(2) Questa magnifico volgarizzamen-to del Signor Cardinale Cornetto Benfi-
Note di Apo
(1) La Tebaide di Stazio , tradotta inverso sciolto da Giacinto Nini Sanese , fustampata nel 1630. ma questa sotto nomedi Selvaggio Porpora in foglio, o sia in quar-to grande , uscì alle stampe nel 17Z9. colritratto del nobilissimo autore in princi-pio intagliato da Francesco Zuccbi.
(«) La magnificenza, che è il gran pre-gio di questa edizione, non lo sarebbe delsuo volgarizzamento , se in essa consistesteil suo bello e mirabile . Il Padre RenatoRapino censura. Stazio di aver collocata1’ essenza della Poesia anzi nella magnifi-cenza dell e parole, che nelle cose; e peràdice, che i versi di lui riempiono l’orec-chie , ma non toccano il cuore . Di luiperò han giudicato più favorevolmente ilViver , e ’l Lipfìo , quegli avendolo chia-mato dilicato e soave, molile & Juavis;e questi , sublime ed eccelso , ma senzagonfiezza , sublimis, & ce/sur, non berciotumidus . E tali appunto fono i pregi diquesto eccellente volgarizzamento. Il prin-cipale studio di chi si mette a tradur Poe-ma , o altro, esser dovrebbe conservare ilgenio e ’l carattere de!!'autore tradotto.Pochi de’nostri volgarizzatori hanno avu-ta questa avvertenza . Vi fi legge il Poe-ma, ma non vi si riconosce il Poeta; cioèquello che ha detto , ma non il come loha detto . Chi di dolce lo rende aspro ;chi di sublime Iosa tumido, o basso; chigli aggiugne , o gli leva del tuo; e in unaparola lo trasforma da quello che è , equel che non è fa parerlo . Nel volgariz-zamento del Cardinal Bentivoglio , Stazioè sempre Stazio, con altro abito, ma colmedesimo aspetto , sublime senza gonfiez-
veglio , è con pari magnificenza stampa-to in carattere tutto corsivo '(«).
stolo Zeno.
za, grande senza sproporzione, soave senzamollezza, e tale in somma, che come dìStazio lasciò scritto Gafpero Battio, quan-to più si legge , tanto più fi ammira lospirito suo poetico, e tanto più il suo gìu-dicìo si ama, duo ut fumma, ita rarissimaVatum argumenta feltciorttm .
(3) La prima edizione di questa , anziparafrasi , che traduzione , divisa in XXX.Canti , e lodata dalP Aretino con un So-netto , che poi fu levato nelle ristampe ,anche in vita dell’ Aretino , fu fatta dalGiolito nel 1553. quarto . In qualcheesemplare vi è mutato 1’ultimo foglio , acagione di VI. stanze, aggiuntevi aa\ Dol-ce , due delle quali fanno 1’elogio di al-cuni letterati, e l’altre quattro esaltanoCarlo V. al quale è l’opera dedicata. An-che ne\Verrata vi è quasche ritoccamento .Ma Panno medesimo questa traduzione es-sendo stata fieramente censurata dal Ru-scelli ne!P ultimo de’ suoi tre 'Discorsi , ilDolce si approfittò di quella censura , ene levò quegli errori , che più colpivannell’occhio , dandola subito a ristamparealio stesso Giolito, da una cui lettera po-sta ne! fine della seconda edizione , fattalo stesso annoi553. possono ricavarsi mol-te curiose notizie . Nelle posteriori edizio-ni il Dolce andò sempre rivedendo l’ope-ra sua , siccome praticò ancora nelle sueOffeivazioni della lingua volgare,, onde leultime edizioni vengono ad esser miglioridelle precedenti . Tra i varj cambiamentifatti da lui in queste Trasformazioni, con-siderabili sonoquelli verso il principio delCanto IV. dove nomina moltissimi lettera-ti del tempo suo, tra i quali non entravaNn a di