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Tomo primo.
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294 Biblioteca della Eloquenza Italiana.

(*) Stanze del Lasca ( Antonfrancesco Graziai ) in dispregio dellesberrettate. In Firenze per Francesco Dint 1579- inS.

- - - La Guerra de’ Mostri . In Firen-^e per Domenico Man-

Tsant 1584. in 4.

- - - E con la Gigantea. , e la Nanea di diversi . In Firenze

per Antonio Gui due ci 1611- in IL.

Note di Apostolo Zeno.

Barocci Segretario del Marchese diCalluso,.fratello àe\\' Abate Scaglia . Se dalle manidel Claretti passò, il manoscritto a quelledel Balbutii, o sia del Barocci , e sopra diesso ne seguì l’impressione , questa circo-stanza sarebbe una novella prova, che essanon fu impedita dal Cavalier Marini, poi-ché fi sa , che Orazio Claretti era , percosì dire, creatura di lui, dandone ciò aconoscer manifestamente le prefazioni dialcuni libri del Marini , scritte e stampa-te sotto nome di esso Claretti .

(*) Questa edizione , tanto nel frontis-pizio, quanto nel fine, è marcata dell’an-no MDCXII. I suddetti componimenti so-no tre graziosissimi , e piacevoli Poemet-ti , dal Signor Muratori ( Vita del Baffo-ni pag. 33.) y per non averli forse veduti,con grave torta chiamati Sardellarie Poe-sìe , composte da autori da dozzina , cono-sciute da pochi, e forse non più lette da al-cuno: lodate però dal Crescimbeni, e tenu-te in pregio da molti letterati Fiorentini.Sarà bene dirne qui qualche cosa .

I. La Gigantéa vien dedicata dall’auto-re ( che fu Girolamo Amelongbt , detto ilGobbo da Pisa ì sotto il nome di Forabo-sco, al famofijstmo Etrusco , cioè ad Alfon-so de'Pazzi, Genriluomo Fiorentino, det-to l’ Etrusco: nella qual lettera X’Amelon-ght mostrando di esaltarlo , lo mette assaipiacevolmente in canzona, come anche sene prese spasso nel Capitolo sopra la Paz-zìa , intitolato Lamento dell' Etrusco . LaTetterà è in data di Firenze ai XV.Apriledel 1347. ,n cui veramente ne fu fatta laprima edizione. Fu poi ristampata insiemecon la Bianca in Firenze per Alessandro-Caccharelli nel 1366. in quarto . U Amelón-ghi raccolse dopo la morte di Alfonso de’’Pazzi le Rime di lui nel 1337. e con let-tera dei XX. Settembre le indirizzò al Du-ca, Cosimo , che glielo avea comandata ».

Consistono esse in CXXIIT. componimentinon tutti finiti. I più son contra il Var-chi,. a fine di metterlo in burla, benchésempre si conservassero, amici . Nella li-breria Camaldolese di San Michele di Mu-rano ne sta un codice alquanto più copio-so di quelle, che sona impresse . tieW'Ame-longhì trovanti rime nelle raccolte di Cri-stoforo Zabata , e di Pietro Bartoli . Duesuoi Capitoli , uno de’ quali in lode delCocchie,, vien citato dal Crescimbeni, era-no presso il Magliabechi, la cui memoria,,non meno che la libreria , è stata un te-soro di cose rare. Tra i CantiCarnascia-lejchi quello degli Scolari è di lui. A luiscrive una piacevo! lettera Niccolò Mar-telli ( Lettere pag. 88. 2. ) , e da altri an-cor se ne parla, ora in lode, ora in bur-la : ma gli venne imputato di aver rubataquesta Gigantéa a Betta , o sia BenedettoArrighi Accademico Fiorentino ,. il quale,che stesse scrivendo un poema fantasticosopra questo soggetto, lo abbiamo dal Do-ni nei Marmi (ParteI. pag. 140. ediz- delMascolini). Veggansi le notizie intorno ali*'Amelonghi, e alt 'Etrusco scritte dal Sign»Dottore Antonmaria Biscioni , Canonico ,e Bibliotecario Regio della Laurenziana ,e poste nella Vita- del Lasca, e nelle An-notazioni ai due tomi delle Rime del La-sca, ultimamente stampate- in Firenze perFrancesco Moucke. 1741. in ottavo.

IL La Nanéa di M. S. A. F. nelle qualilettere iniziali si occulta il nome dell’au-tore, e le due ultime significan forse, Ac-cademico Fiorentino . Il Poemetto è indirit-to M’Umidissimo P. il Padre Stradino, chefu Giovanni Mazzuoli , fondatore e padredell’Accademia degli Umidi, cognominato1 o Stradino , perché la sua famiglia veni-va da Sfrata, o Strada, luogo lontano daFirenze sei miglia incirca nel piviere dellImpruneta. A pie della suddetta lettera si