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Tomo secondo.
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20 Biblioteca dei la Eloquenza Italiana

eajlrare , essendo meritevoli di questo ga-stigo , e non bastando il rimedio di uncaute lege , solito porsi ne’ libri di Scrit-tori ecclesiastici , ove fi urti in qualchepasto duro , e pericoloso . Riflettasi fi-nalmente , che le irriverenti e false ra-gioni contrarie, sono direttamente offen-sive ancora delle supreme Podestà secola-ri , le quali talvolta per convenienze de’loro Stati vietando certe stampe , e ri-stampe intere di libri , tali quali furonoscritti , o altre volte stampati , non siarriva a comprendere , come, e perchénon possa ciò fare la Chiesa Romana perhoc. a del sommo Pontefice in tutta l’esten-sione del Cattolichismo , quando S. LeonMagno scrisse ai Vescovi Africani, comein cosa chiarissima [ Ep'tst. i .al. lxxxvii.cap. i. ], di aver egli la cura UNIVER-SA ecclesia , e di averla ex DIVINAinstitutione : la qual Chiesa perciò è Sta-to spirituale del vero e. sommo Vicario diCristo , successor di San Pietro, Padre ,Dottore , e Cape supremo e visibile ditutti i Cristiani , come fu definito- nelConcilio Fiorentino [ Condì. tom. xiiî.pag. 5 I 5 - edit.i. Labbeana]. Il per-ché noi, che vogliamo professare il do-vuto rispetto a decreti così venerabili efanti, fermamente speriamo, e crediamo,

Note di Ap

(*) Qui si continua dal Fontanini a fa-re il processo alle stampe dei fratelli Vol-pi , î quali , come altrove si è detto , ri-stamparono affai nobilmente le Api deiRucellai dietro la Coltivazione dell’ Ala*marini ; e perché eglino ristamparono quelpoemetto tal qual si legge nella prima im-pressione del 1539. e non qual poscia lodiedero suora i Giunti Ai Firenze nel 1590Ì.con le annotazioni del T iti, mancante dialcuni versi , pretende l’oppositore , nonessersi pbruto far ciò senza favorire l’/Y/j-pietà , né ciò difendere senza nuovi stan*dalofi sofismi. Avendo io con la maggioreattenzione confrontata la vecchia e la nuo-va edizione con quella del Titi, altro di-vario da quelle a questa non ho osser va-

che , non ostanti le dolose stampe è ri-stampe , che delle già detestate impietàe disonestà , da qualche tempo i novelliinterpreti delle leggi Cristiane vanno ar-ditamente facendo , la divina Provvi-denza sia per assistere alle supreme Po-destà nostre, per non lasciar con funestodanno de’ loro Stati , contaminare lasanta Religione e il buon costume cristia-no in tanta inondazione di pravi senti-menti , e di pessimi libri, siccome altrevolte visibilmente assistette in tempo -,che per gran disgrazia dell’ Italia , ci sivivea , secondo /’ opinion Luterana , comeebbe a scrivere con molto sènso e doloreil tanto, e sì degnamente celebrato granVecchio, Luigi Cornare , nel bel prin-cipio dei suo famoso Trattorto della Vitasobria , che la prima volta si vide stam-pato in Padova da Grazioso Percacinonel 1558. in quarto . Quello , che si èdetto dei quattro Sonetti , dee similmen-te applicarsi alle Api del Rucellai stam-pate da’ Giunti in Firenze nel 15 39. inottavo ; ma non invano sènza espressionedi luogo e di Stampatore, e giustamen-te corrette nella, edizione del Titi , allaquale, non si può contradire senza favo-rire 1’ impieta con. nuovi scandalosi so-fismi (a)..

sto lo Zeno.

to, se non che in questa del Titi manca-no solamente IX. verfi , cominciando dalverso 699. sino al 707. fono i seguenti.

Questo sì bello ,. e ss alto pensiero'

Tu primamente revocasti in luce,

Come in cospetto degli umani ingegni,Trissino , con tua chiara , e viva voce;Tu primo i gran supplicii d’AcherontePonesti sotto i ben sondati piedi,Scacciando la ignoranzia dei mortali ..Ma non voglio ora entrar ne le tue lode,Ch 1 ics starei troppo a ritornarmi a l'Api .

Per ben capire quel tanto , che dal Ru-cellai qui fi tratta , converrebbe trascri-vere i XXV.. precedenti verfi , non trala-sciati