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Tomo secondo.
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I Lirici.

(*)--- Le Rime del Petrarca . In Firenze per Filippo di Giunta1510. 1515. 1522. in 8.

Note di Apostolo Zeno.

sciati in alcuna edizione , e nemmeno inquella del Titi , che è l’approvata dalFontaninì : nei quali XXV. versi il Poetariferisce la sentenza di Platone, e d’altriantichi Filosofi e Poeti intorno al muo-versi, e reggersi questa gran macchina delMondo, e gli animali bruti, e gli uoministessi da un'anima, sparsa intatte le cose,vers. 616.

Che con celefle, e sempiterno motoMuova il corporeo , e l’incorporeo regga ;concludendo dappoi, 11.692.

A questa ritornar l'anime nostre,

Et in questa risolvers ogni moto ;

Per questo esser celeste, & immortaleL ’anima in tutti i corpi dei viventi ,

E ritornare al fin nel suo principio,L’uno a le chiare Stelle, e s altro al Sole.Quindi il Rucellai si rivolge al Trijsmo,e gli dà la gloria di aver lui primo rivo-cato in luce questo pensamento degli anti-chi, e non già ne’ suoi scritti, ma con suachiara , e viva voce in qualche suo acca-demico, e privato ragionamento . Tantoanche il Tifi conferma in una delle sueAnnotazioni , che è questa pag. 271. Mo-stra essere stata ( la suddetta opinione diFiatone ) openione del Trissino , la egualeegli spiegasse in voce ; e certo che ne' suoiscritti non l'ho ancora saputa ritrovare .Ed ecco la colpa dei moderni ristampato-li del Poemetto dell 'Api, in aver restitui-ti al proprio sito que’ IX. vers , lasciatisuora dal Tifi , e la lode data ali’ amicoTrijsmo dal Rucellai. Che se merita Tes-sere disapprovata, come lo dirò anch’io,la lode data al Trijsmo nei IX. vers ri-messi in campo, doversi altresì alzar lavoce contra l’opinione falsa, ed erroneade’ pagani Filosofi , esposta nei XXV. ver-s, non tralasciati dal Titì . Ma siccomequesti non tralasciò ! XXV. vers , così ifratelli Volpi stimarono di poter rimette-re gli altri IX. non mai per favorire inalcun modo le solfe ed erronee opinioniesposte, ma per dar intiera sedizione delPoemetto, conoscendo anch’eflì l’impietà

di quelle opinioni pagane , e l’indebitalode data al Trijsmo , il qiiale però nongià in alcuno de’ suoi scritti , ma sola-mente a viva voce in qualche privato ac-cademico ragionamento ebbe a trattar ditali cose , per solo esercizio d’ ingegno ,e non mai con persuasione di mente.

(*) Innanzi a queste tre edizioni Fio-rentine va quella del medesimo Filippo diGiunta nel 1504. in ottavo, col titolo pre-so da quella di Aldo, di cui pure v’imitail corsvo , Le cose volgan di M. FrancescoPetrarca. Ella ebbe per correttore un Fio-remino , al quale non piacque di spiegareapertamente il suo nome , se non sottoqueste note abbreviate, FR. ALPH. FLOR.nelle quali però a me sembra di ravvisa-re quel Francesco Alfieri Fiorentino, in cuidopo il 1526. mancò la somiglia degli - 4 /-fieri , detta anche degli Strinati , secondol’attestazione , che ne fa il Monaldi nelsuo Priorifta , presso di me manoscrittop. 238. Quando con le due altre impressioniFiorentine non si metta in conto la sopca-detta del 1504. non si può verificare queldistico, che si legge dietro l’avviso ai let-tori di quella del 1515. la quale per al-tro verrebbe ad esser seconda, e non terza:

TER modo chalcographis datus est Pe-trarcha figuris

Ne pereant PATRII dulcìametra SOLLQuesta edizione del 1515. fu anch’ella as-sistita , e corretta dal suddetto FrancescoAlfieri, il quale nella lettera lettore ,diverso affatto daìl’altra premessa ali’edi-zione del 1504. parlando del Canzonieredel Petrarca, vi so onorata menzione delgià castigatore &impreffor suo SulmonenseAldo Marnicelo, essendo esso da questa lu-ce subtraRo . Era dunque morto il buonAldo avanti l’ Aprile dell’anno 1515. incui fi diede finimento a questa terzo im-pressione del Giunta: ma non so con qualfondamento il Fiorentino lo chiami Salmo-nese, poiché nessun disse mai, che Sulmonasolfe la patria di Aldo .

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