I Lirici. 5?
fi) Le Opere Toscane di Luigi Alamanni (che in tutte loda il ReFrancesco I. granfautor delle lettere). In Lione per Basii anGrifio 1533 . in 8 .
(2) Rime di Jacopo Marmitta. In Parma per Set Viotto 1564. in 4.
(3) Rime di Gianjacopo Corso . In Vinegia prejso Aldo 1553.
in 8 . edizione IL
Note di Apostolo Zeno.
Non ne tenne conto, e lo tacque. Arnol-fi esemplari di questa edizione, cheè Tuni-ca delle Poesie del Magnifico , mancanonel foglio O quattro Canzonette a ballodalla pag.105. sino a tutta la 112. le qua-li , per Liscine due alquanto licenziose ,Paolo Manuzio , che era di aitai dilicatacoscienza, come altre sue stampe il dimo-strano, fece levar via dallecopie, che glierano rimaste invendute - Egli rifece quelfoglio , e lo ridusse dalle otto carte allequattro . La mancanza si riconosce dallanumerazione delle pagine , che vi sta inalto. Al Signor Camposanpiero son tenutodi questa osservazione .
(1) Quel dir, che F Alamanni in TUT-TE quest’ Opere loda il Re Francesco I.non so come sussìsta , o come s’abbia adintendere , mentre in una gran parte sene tace persino il nome. Non ben poi neltitolo di esse si lascia di avvertire , cheelleno son distinte in due giusti volumi ,con diverso frontispizio , indice , e regi-stro,. il primo de’quali è stampato nel 1532.e Faltro nel 1533. Il Grifio in questa ele-gante impressione si valse di Giovanni deTournee , il quale dando fuori nel 154.5.il Petrarca in decimoseflo , nella lettera ,con cui lo indirizza a Maurizio Sceva ,asserisce , che già dodici anni e più erastato uno di qu compositori, che aiutaro-no il Grifio a comporre insù la stampa le-divine opere di M. Luigi Alamanni : nelqual lavoro avendo preso gusto , e conce-pita stima della lingua Toscana ,. disegnò;sin d’allora di continuare a coltivarla, ed’illustrar le sue stampe, principiando dalCanzoniere del Petrarca ec. Nel DialogoPlH.di Niccolò Franco si legge , che Papa Cle-mente PII. fece brugiare in Roma- FOperedell’ Alamanni la prima volta, che vi com-parvero , poiché, in. esse piangeva la rovi-na della sua patria hiasmando la tiran-
nide , e confortando i suoi cittadini alla li-bertà . La cosa vien asserita dal Franco •creda! chi vuole..
(2) Lodovico Spaggi Marmitta , figliuoloaddottivo di Jacopo Marmitta , pubblicò ,e dedicò queste Rime dopo la morte diluìal Cardinale di Montepulciana Giovanni Rìc-ci ,. di cui. il Marmitta era stato Segretariogran tempo. Il Pontefice Pio IP. lo ascris-se al Collegio de’ Cavalieri Participanti ,.chiamati Pii , eretto da lui nel 1560. mastia miglior sorte fu il divenire figliuolospirituale di San Filippo Neri , fra le cuidiaccia rendè lo spirito a Dio il di XXVIII.Dicembre dei 13Ó1. (Pietjacopo Facci nel-la Pila dì S. Filippo pag. 115. II8. Roma1703. in 4.;. Son di parere, che il Sonet-to spirituale sotto nome d ’incerto a! Mar-mitta T che si legge nella. Vita suddettapag. 193. sia componimento del suddettogran Santo, che pur sì dilettò di poesia ,al quale rispondesse il Marmitta con quel-lo, che nelle sue Rime ■ sta pag. 160. e prin-cipia, Non fon, Padre , quell’io ec..
(3) Stanno queste Rime con le Stanzepastorali del Conte Baldaffar Castìg/ione ,e di Cesare Gonzaga . Piacque al Corso ,che era Anconitano, di aggitignere alle sueRime le suddette Stanze , le quali eranopresso di lui manoscritte , e più anni te-nute ascose , senza farne partecipe chi-chesia, quasi invidioso, che altri se le go-desse. II libro vien daini dedicato alCrf-valier Bernardo , cioè al Cavalier France-sco Bernardo, Gentiluomo Veneziano, chemorì nel 1557. in tempo che essendo Av-vogador di Comune, era staro eletto Vailoa Costantinopoli. Questa seconda edizionedelie Rime del Corso è più copiosa dellaprima , fatta senza le suddette Stanze inPinegta al segno della Cognizione per Co-mm daTrino nel 1350. in ottavo, da Giusep-pe Orologi ad Ercole Bentivogho indiritta.
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