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Tomo secondo.
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I Lirici.

In'questo libro del Caro si rinfaccia alCastelvetro per cosa notoria il non cre-dere di là dalla morte , e 1' esser lui cor-rompitore della verità , della buona crean-za , e delle buone lettere , un furioso ,un empio , un nimico di Dio , e degliuomini . Degno è ancora da osservarli ,che quantunque Y Apologia fosse stampa-ta in Parma in presenza del Caro , que-sti non volle, che uscisse in pubblico da-pertutto senza l’approvazione di Monst-gnor Daniel Bianchi Mastro del sacroPalazzo , come apparisce da lettera delCaro , a lui scritta da Parma a Romaai xiii. di Gennaio 1559. un mese dopostampata essa Apologia , la quale perògià era uscita suora il dì 1. di Marzoseguente, essendovi si mutata qualche co-sa nel solo frontispizio , che subito prin-cipiava con dire , Spaccio di MaestroPasquino . Dell' Ercolano del Varchi ilCaro scrive similmente , benché non con-tenesse al certo eresie, di voler, che inRoma si approvi per la stampa, la qualpoi si fece in Firenze dopo la morte dientrambi. Uscirono pure contra il Ca-stelvetro alcune Parodie latine di varicomponimenti di Catullo , e di Oraziocon qualche altro componimento, pari-mente latino, diretto a Silvio Antonia-no , ali’ Atawgi , e ad altri : e di più

Note di Apo

lì Longo, se non m'inganno, fu assassina-to Panno 1555. e parmi farmene ragioneuna lettera di Paolo Manuzio ( Lett. volg.pag. 25.2. Ven.i$$ 6 . in 8.), scritta in talanno ai X. di Agosto a Carlo Sigonio, ovedopo aver compianta la morte di M. Al-bergo (non ne aggiugne il cognome) de-gne a dire, di esteri! mandate le poefìe dilui a Roma al Caro, che le mostri a Mon-signor della Casa , a fine che giudicate, eapprovate st stampino. Mi confermò posciain questa credenza una lettera del Caro aVincenzio Fontana , posta nel volume II.delle sue Lettere, e scritta ai XIII. di Lu-glio 1555. nella quale si duole amaramen-te della morte di M. Alberìgo, icui scrit-Tomo II.

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alcuni Sonetti, favorevoli al Castelvetrocontra la Corona del Caro : il quale di-chiara in detta sua Apologia di aver peramici i principali Signori di Modana ,pregati dal Castelvetro a esortarlo a di-fendersi dalle sue critiche pedantesche :e in ciò il Castelvetro ebbe la consola-zione di rimanerne esaudito . Per vederpoi, se il Caro fu in pregio d’onoratezza( per tacer quello di,buon cattolico ) atutto il fiore de’ Cardinali , de’ Prelati ,de’ valentuomini, e della nobiltà di Ro-ma , e d’Italia , oltre ali’ essere fla-to carissimo al tanto lodato PonteficeMarcello II. basta osservar le sue lette-re , da lui non iscritte per darsi alle stam-pe . Monsignore Antonmaria Graziamnella Vita del Cardinal Commendane[ Lib. I. cap. v. vii. ] scrive , che questiprteter ceteros, samiliariter usus est Han-nibale Caro propter morum & vita ele-gantiam & fitavitatem : e lo chiama ,virum stane optimum & urbanarum re-rum diuturno ustu atque obfervatione inprimis peritum . Questi è Annibal Caro ,con tanti sofismi e menzogne , caricatoin oggi di oltraggi e di spacciate calun-nie , non senza offesa di gravissimi per-sonaggi , e di gran magistrati , e poi ,come sacri , certamente rispettabili perogni conto.

stoio Zeno.

ti , die’ egli , aver inteso , che Monfîgnordi Majorica con molta pietà erasi dato araccol te . E di fatto era il Longo, le cuipoesie tuttavolta non furono allora stam-pate in Roma , ma bensì otto anni dopoin Ferrara, con questo titolo :

* Delle Rime di M. Alberico Longo Sa-lentiîio libro primo. In Ferrara per ValentePanizza Mantovano i;6j. in 8.

Il libro è raro . Contiene alcune Stan-ze pastorali , intitolate , Coridone , ed al-quante altre, intitolate, Glaucìa, con po-chi Sonetti e Madrigali nel fine, e di piùun Capitolo piacevole ali’ Abate di SanPaolo , a imitazione di quello del Berniali’amico suo Fracafioro .