88 Biblioteca della Eloquenza Italiana
(*) Lagrime penitenziali in VII. Canzoni a imitazione de’VII.Salmi penitenziali di David , composte da D. Germanode' Vecchi da Udine monaco Camaldolele ( e dedicate aUrbano Savorgnano ). In Venezja Jacopo Sìmbeni 1574. in 4.
Bernardino Vomitano loda il libro con libro , da lui qualificato per Nuovo di-
una lettera a Giovanni Martinengo . IlPadre Vecchi avrebbe fatto meglio a con-tentarsi delie lodi del suo Razzi , delVarchi , e di Torquato Taflo , che in vo-ler fare anche da Antiquario e da Iflo-i-ico, siccome fece in un suo libro in fo-glio , a cui diede il titolo petulante esuperbo di Nemesi , mettendosi , mal for-nito di buone cognizioni , e armato disofismi , a sostener di potenza paradossiridicoli , i quali non gli fecero alcunoonore (a) j perocché avendo offerto il
Note di Apo
taninì in altro luogo asserisca , che egliabbia sempre nelle sue opere taciuto il suoesser di religioso e di frate . La traduzio*ne del Minturno sta ancora nella Selva diorazioni del Padre Niccolò Aurifico Lanose,dello stello Ordine . A queste traduzionisuccedono in fine del libro Rime spiritualidi diversi autori.
(*) Scrisse anche in verso le Lagrimepenitenziali di Carlo V. le quali però nonmai furono daini pubblicate, benchéTcr-quato Tasso nel confortasse con lettera, econ Sonetto.
(«) In più luoghi della Biblioteca Italia-na ha presi il Montanini di mira alcuniScrittori Camaldolefì. Pare, che egli con-cepita avesse verso questa dignissima Re-ligione una tal quale amarezza, la qualedonde avesse tratta l’origine , non vo’ ri-cercarlo . Fuvvi poc’anzi , chi stimò suodebito esaminare in questa parte i senti-menti di lui , e in una Lettera critica di-fender dalle sue opposizioni gli ScrittoriCamaldolefì , poco.favorevolmente tratta-ti : il che mi risparmia la pena di sten-dermi o poco o molto, ove di loro si par-li . Ciò, che siasi la Nemesi, opera inedì-
scorso della Patria ( cosi comunementesi chiama il Friuli ) ai Sette deputatidella città di Udine ai xxîv. Dicembredel 1585. questi ne fecero tal conto ,che non curarono che si stampaste . Ci èun bel detto presso di Cicerone, adatta-to a più d’uno, che si vede pronto a farlibri. Il detto si è questo: quarta qulsquenorit artem , in hac se exerceat [ Tuscul.quasi. lib.I. cap. xviit. ] : en’èunaltro,ugualmente bello , in Plinio, ne sutor ul~tra crepidam [ Lib. XXXV. cap. x. ]
smo Zeno.
ta del Padre Vecchi , chi può farne sodogiudicio , quando non stabbia veduta, econsiderata ? Scritta a favore della cittàdi Udine , ella non può soddisfare , a chitien diversa opinione. Racconta il Palla-dio , isterico del Friuli, essersi trovata inUdine stanno 1517. una iscrizione, prete-sa antica, ove si stabiliva, che questo luo-go fosse stato istituito da Giulio Cesare Fo-rum suiti secando . Basta leggerla per co-noscere falsa la dettatura, come si è fal-sa la data del ritrovamento. Siquterisar-tificem , dabo Monachum quondam Carnal-dulenscm Germanum de Vecchi!; , intercujus scripta , quee Utìni consarcìnavit cir-ca annum 1600. primum apparuit . Il fat-to ci vien riferito da Filippo del Torre ,che fu poi Vescovo d’ Adria ( Differt. deColon. Forojul. pag. 181. ), di cui può dirsisicuramente, che
» - - uno se peSlore cunEla vetuflas-
Condiderat .
Se di questo conio son st altre cose , pro-dotte dal Padre Vecchi nella sua Nemesi ,st Arcivescovo di Ancira ha gran ragionedi chiamarle, paradossi ridìcoli.
Le