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Tomo secondo.
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V I S T O R I ss . 22Z

(*) Le Monete del Regno di Napoli (anzi di .Sicilia ) da Rugge-ri a Carlo VI. ( mancandovi quelle di Filippo V. ) rac-colte e (piegate da Antonio Vergata. In Roma per Fran-cesco Gontsnga 1715 . in 4 .

La prerogativa di Regno , per Bolled’In velature pontificie ; principiate sualto da Innocenzo II. fu annesta alla fo-la isola di Sicilia di la d-d Faro , chepropriamente è regno , e le altre pro-vincie di qua si qualificarono dai forn-irli Pontefici per Terre , e Ducato , enon regno : sopra che in un esemplaredi questo libro ci sono alquante non inu-tili note a penna. Col nome di Duca-to else provincie si trovano espresse an-che in monete de’ Re Guglielmo I. e II.e di Carlo I. Re di Sicilia , così chia-mati in tempo, che risedeano con la

corte e regnavano in Napoli ; ma per?»come Re di Sicilia , e Duchi di Puglia :di che parlammo già nel libro II. Ladisgrazia porta, che talvolta certe operes’intraprendono da persone, sfornite de’requisiti, necessari per farle. L’autore,che fu capellano del Cardinal San Cesa-reo Giamhatijla Spinala , non a caso tra-lasci?» certe monete importanti , e peraltro non rare , quanto quelle di PescennioNegro : e non a caso ancora si astennedal citare Phìlippo Paruta , fuorché unasola volta per impugnarlo [pag. 100.],ma indebitamente e senza grazia.

Note di Apostolo Zeno.

(*) Se mal non mi appongo, quest’ope-ra di Cesare Antonio Vergam, che così sta-il suo intero nome nel 'frontispizio , nonha ottenuto favorevol voto dal Pont.mini,perché non ben fi accorda con esso lui in-torno alle Reali prerogative di Napoli .Il Fontanini pretende, e sostiene, che Na-poli non abbia avuti Re proprj ; che daisommi Pontefici le terre, e contrade di•qua dal Faro li qualificarono per Terre e' Ducato , e non per Reame ; che i Re, iquali regnarono in Napoli, non furono ,che Re di Sicilia ; che questi comunicaro-no il nome loro a quelle contrade, di-stinte perciò dall'altra, che propriamenteè reame , col nome collettivo di Siciliadi qua dal Faro, a differenza dell’altra,«'appellata Sicilia di là dal Faroj e chepertanto quelle non fieno da per sè unreame , ma un accessorio, e un’appendicedi quello della Sicilia. Tutte queste ri-flessioni son vere considerate nei tempi an-dati , e sino a tanto , che non si scendeai meno rimoti. Da più di due secoli inqua le cose mutaron faccia . Lasciando aparte la prima separazione di questi duestati , seguita ne’ tempi del Re Pietro d ’Aragona , e di Carlo d’ Angiò, e continua-ta nei loro successori lino al Re Alfonso I.

in cui tornarono a riunirsi , accennerò laseconda separazione , fatta in tempo delRe Ferdinando I. di Aragona, figliuolo delsuddetto Re Alfonso, e sotto i suoi discen-denti, i quali non avendo altro dominio,se non quello di Napoli, né potendo aver"pretensione sopra la Sicilia, si dissero sem-plicemente Re di .Napoli , ovvero Re diSicilia di qua daI Faro y e per Re li rico-nobbero i sommi Pontefici , e i Potentatidi Europa . Nelle loro monete non se nevede però , che prendessero il nome diRe di Napoli, ma quello bensì di Re diSicilia. Il primo, che l’altro titolo usassenelle monete, fu Lodovico XII. Re di Fran-cia, il quale avendo conquistato il regnodi Napoli , ne se’ batter con questa leggen-da: LUDOVICUS FRANC.ORUM REGNI-QUE NEAPOLITANI REX . In quelle diFilippo II. Re di Spagna leggesi con glialtri suoi titoli, REX NEAPOLIS : lo stesi.so in quelle di Filippo IV. e di Carlo II.Una moneta del Re Carlo III. che poi fuassunto ali’Imperio col nome di Cariavi.ha intorno ali’effigie di’lui, OAROLUSIILDEI GRATTA REX HISPANIARUM ETNEAPOLIS; e ciò fu nel 1707. quando peranco non fi era aggiunta la Sicilia , comeseguì dappoi, al suo gloriosissimo dominio.