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Tomo secondo.
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Visi

che dato avrebbe maggior grido e ripu-tazione a colui , che fosse stato suo pa-dre , e maggior anche a Padova, s’ellafosse stata-sua patria; e dell’aver sortitoun tanto figliuolo si sarebbe pregiato an-che fautore dell’ Isolarlo, per la cui edi-zione gli fu accordato il privilegio nel 1526.nel qual tempo Giulio Scaligero aver do-vea qualche nome, poiché nato nel 1484.pervenuto allora sarebbe ali’anno XLII.dell’età sua . I suoi avversar) lo preten-dono addottorato in Padova nel 1519. ene han prodotto un diploma, che nondi-meno da capo a piè è tutto fimo, e neipubblici archivj, e registri di quella Uni-versità, per diligenza usatavi, non si tro-va . In Padova egli non mai pose piede,se a suo figliuolo abbiamo a prestar cre-denza. Suoi maestri in filosofia, e medi-cina, oltre al Leoniceno , furono il Boc-cadifeno, il Zimarra, il Pomponaccio, ilTìberio , ed il Nifo ( J. C. Scalig.de Sub-tilit.Exercìt.CXLI. n. 7. -- Ibid.inpraf.—Ejusd. Poemata pag. 302. edit. 1621. in 8. ) ;onde è assai probabile, che in Ferrara, oin Bologna addottorato egli fosse . Soloper via di un sogno egli venne a sapere,che Benedetto Brugnolo da Legnago gl’in-segnò gli elementi gramaticali, ed entròancora tra’suoi maestri il celebre FraGio-.condo Veronese dell’ Ordine Francescano ,che nella scuola Scotistica lo addottrinò.

(come per via di molte imposture vol-lero (i due Scaligeri') farsi credere in mu-tar patria: siegue il Fontanini ) Avrebbonmutata la patria , se in cambio di Vero-nesi detti si fossero Padovani , accordan-dosi con la menzogna del Rìccobuono ,del T iti , e dello Sdoppio , loro giuratinemici, e, in questa parte, calunniatori.La discendenza bensì, che eglino vanta-vano dai Principi della Scala , è stata laminiera delle enormi falsità, e favole ,prodotte per fondamenti, ed appoggi del-la loro signorile , e principesca genealo-gia, che sarà sempre considerata per de-lirio delle lor vanità, e per soggetto dell’altrui derilione. Quando, e perché cosaifrenesia cadesse a Giulio Cesare in men-te, non saprei di fermo asserirlo . Primadella sua andata , e dimora in Francia ,può essere, che già ne avesse qualche pen-siero. Colà portatosi nel izzx. e ferma-tosi i nAgen, città della Guienna, vi eser-citò la prose None di medico, ta quale in

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men di quattr’anni gli fruttò ricchi fon-di, e poderi, e particolarmente un bel-lissimo giardino, celebrato dal Bandello nelquinto degli XI. Canti del suo Poema del-le Lodi di Lucrezia Gonzaga. Essendo fo-restiero, e perciò, secondo gli statuti delpaese, potendo venir turbato , e contra-stato nel godimento , e possesso de’fondiacquistati , convenitegli impetrare dal ReFrancesco I. un diploma di naturalità ,che quanto fu giovevole al suo interesse,tanto riuscì alle sognate sue idee, e pre-tensioni nocivo: e pur quello era il luo-go , ed il tempo da farle valere, e dametterle in vista , se di facile accesso, edi apparente probabilità le avesse allorgiudicate. Nel Real diploma, segnato nelMarzo del 1528. e comunicato da Stefa-no Baluzio ali’autore del Dizionario (sto-rico e critico (Tom.IV. col. 2810.) dove staimpresso, egli non si fece enunziare , senon per Giulio Cesare della Scala de Bor-done, Dottore in Medicina, natio della cit-tà di VERONA in Italia. Medico, e nul-la più, vien chiamato da Corrado Gesne-ro nella sua Biblioteca . Lo stesso GiulioCesare nella sua prima Orazione contraErasmo, la quale su il primo parto, chedi lui si vedesse , lasciò appena correreun picciol cenno della sua principescaschiatta , la quale da lui dopo il matri-monio, che egli, non senza molta oppo-sizione, contrasse nel 1529. con Andiettadi Roques, nata di nobile , e benestantefamiglia ; diedesi più sfacciatamente anumerare tra’suoi maggiori una lunga fi-lastrocca di Prìncipi , di Generali, e diEroi, alcuni de’quali non mai furono senon nel suo cervello, come felicemente ilSignor Marchese Maffei lo ha nella suaVerona dimostro . In Francia adunque ,ove assai poco si potea saperne, trovòpersone, che o lo adularono , o gli pre-star sede , e molto più , dacché ai là amolti anni Giuseppe suo figliuolo lasciòuscire quella sua Epistola romaticefca, Devetustate, & splendore Gentis .Scaligera(Lugd. Bat. 1594. in 4. ) dove tante sonquasi le menzogne , quante le prove delsuo favoloso argomento . Varagli noja 1 ’accozzamento del nome di Bordone conquel di Scaligero; e pertanto giudicò spe-diente l’alterarlo un poco per entro ilRegio diploma , dicendolo de Bordonequasi sudicio di luogo; ma poi lo cangiò

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