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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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sorta in casa del Cardinal Fabrizio Ruffo , nella qualeil celebre Saverio Mattei aveva sostenuto il parere delCesarotti, che fosse impossibile di rendere italiano Omero conservando la fedeltà al testo. Poiché avendoegli assunto di provare 1’ opposito, in capo ad alcunigiorni presentò il saggio di taluno di que’ luoghi me-desimi che si stimavano i più disperati per la lorobassezza, e n ebbe la palma a giudizio dello stessotraduttore de’ Salmi. Allora il Ruffo e gli amici lo esor-tavano a proseguire nell’impresa ed a terminare un’operatanto desiderata. Ma egli dopo avere tradotti il primo,il secondo, l’ottavo e il decimottavo libro, non procedettepiù oltre, fino a questi tempi in cui ripigliò con fervoreil lavoro, e in meno di due anni l’ebbe compiuto. Innanziperò di tutto metterlo in luce volle tentare il giudiziodel pubblico col dar fuori il primo libro, accompa-gnato d’alcune sue belle Considerazioni sulla diffi-coltà di ben tradurre la protasi dell’Iliade , in un vo-lume stampato in Brescia nel 1807, nel quale è com-presa anche la traduzione dello stesso primo libro fattada Ugo Foscolo , e posta a riscontro della versione let-terale in prosa italiana del Cesarotti . Allora si risve-gliò tosto un desiderio vivissimo dell’ opera intera, laquale si ebbe nell’anno 1810 co’torchi bresciani*, eprovò essere stata dirittamente applicata al Monti quellasentenza di Socrate , che l’intelletto altamente inspiratodalle Muse è l’interprete migliore d’Omero. E nulla-dimeno il traduttore, a cui stava a cuore che la suaversione rendesse una fedelissima immagine dell’origi-nale , volle, dopo la prima edizione, consultare alcuni

* Nel giorno 20 di gennaio di quest’ anno egli scriveva allo stampa-tore : Ilo trascorso un gran mare, e chi è consapevole della rapidità delmio lavoro, stupiscee ne stupisco io pure.