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de’ più dotti ellenisti suoi amici; un Luigi Lamberti ,un Andrea Mustoxidi corcirese, un Ennio Ouirino Vis-conti ; e tutti concordemente acclamarono l’eccellenzadi un tanto lavoro. Alcune loro osservazioni, c singo-larmente quelle del Visconti, produssero varii cambia-menti che all’ autore piacque di fare nella sua Iliade pubblicandola per la seconda volta nell’ anno 181 a inMilano. Perocché scrivevagli da Parigi quel grande ar-cheologo italiano da lui pregato d’ indicargli que’ passiche abbisognassero di qualche ritocco : il desiderio difarne disparire alcuni piccioli nei in induce a sod-disfare alla vostra dimanda. Troverete qui annessa lanota di alcuni passi che vorrei cambiati ; allora lavostra traduzione non cederebbe ad alcun altra per lafedeltà e per l’esattezza, come già è superiore a tuttenel carattere dello stile e nella frase poetica. Ed in-fatti tutta vedesi ne’ versi del Monti quella magnificasemplicità dello stile d’Omero che nella sua abbon-danza si dilata e scorre come fiume reale, e discendetalvolta alle cose più familiari a somiglianza del peplodi Minerva, che in larghe pieghe si diffonde sul pa-vimento delle sale paterne. Nè altri che il Monti peravventura avrebbe potuto raggiungere questa ingenuasublimità del primo pittore deile memorie antiche :dachè egli ebbe non solamente un dire poetico oliremodo copioso, e pieno ad un tempo di venustà c dirobustezza, ma possedette ancora il segreto di nobili-tare certi vocaboli c certe locuzioni tolte di mezzo alfavellare comune, o ripescate fra gli arcaismi, conun’ ai to che parve a lui serbata unicamente, e che ag-giungeva al suo stile una forza mirabile. Egli poi pro-testava di essere andato sulle tracce dell’ Eneide diAnnibai Caro : ma se ne pareggiò la copia e lo splen-