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o mandano una luce tutta virgiliana. In esso ei deplora1’ esilio che la moderna scuola romantica vorrebbe darealla mitologia de’ Greci e de’ Latini, privando così illinguaggio dei poeti di una ricchezza della quale sigiovarono con tanto profitto non solamente i sommiItaliani, ma eziandio gli stessi Tedeschi e gl’ Inglesi.E noi 1 udimmo più volte lagnarsi di queste nuovescuole che allontanano la gioventù dalle antiche inte-merate sorgenti d’ogni bella disciplina per farla imi-tatrice d’altri modelli in tutto divisi dal modo italiano di sentire e di scrivere; e l’udimmo parimente ridersidi coloro che volevano collocarlo fra i Romantici perla Bassvilliana c per alili suoi componimenti d’argo-mento moderno, laddove ci professava di non aver maiseguite altre scorte che Omero c Virgilio e Dante equegli altri clic insieme con essi ebbero sempre nomedi classici *.
Sventuratamente però quel Sermone della Mitologiaessere doveva come il canto del cigno : clic mentre ilMonti nella robustezza ancora di tutte le forze del
* In questa sentenza egli scriveva il giorno 21 di luglio 1818 al cele-bre Giovanni Torti : Io non ho derivato dalle argive ciance i concettidella Bassvillianaj ma da quelle ciance appunto, e dall’arte con cui que-gli antichi me le dipinsero } ho imparalo io pure a dipingere quel poco dibuono che ho dipinto... Altro è la materia poetica , ed altro è V arte concui fa d’uopo trattarla. Quella non ha confini, e ciascuno dee tirarla dalproprio fondo j ma questa è già stabilita e frenala dalla natura, dallesue regole, le quali dedotte non son altro che dalla natura stessa postain sistema. Ed il professore Carlo Boucheron in un’orazione latina dettanel 1829 all’Università di Torino ha queste parole: Nos, credo, aliquan-do pudebit, lectissimis excmplaribus relictis, ìnveniendi normam ab iis pe-tiisse, quorum maiores omne pulchritiulinis lumen in his terris exlinxe-runt... Non ita illuslriores Itali , non ita Vìnccnlius Montius, vir pianesmgularis, nobis nuper erepttis. Qui, quum multa divinitus scripsisset,nihil precstantius se facilit imi arbitratus est, quam si poelarum principeitalicis numeris donalo, ad illius imitationem cequalium et posterorum stu-dia excitaret.