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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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corpo g dell’ingegno vedeva di già formata intorno ase la posterità, e veniva d’ogni parte applaudito Danteredivivo, propugnatore magnanimo della favella, inter-prete sommo del maggior poeta, principe dei poetiviventi, un colpo di apoplessia lo sopraggiunse nellanotte del giorno 9 di aprile dell’anno 1826. La bontàdel temperamento ed i sussidii d’ogni maniera co’quali si venne prontamente al soccorso della natura,se^non valsero a togliere la radice del male, ne ren-dettero però per qualche tempo meno violento l'effetto.Ed anzi nell’autunno dello stesso anno egli aveva ditanto migliorato, che trovandosi in Brianza nella villadel suo amico Aureggi, potè dettare alcuni versi pelgiorno onomastico della sua Donna, i quali, benchépieni del sentimento di quell’ultimo fine a cui si an-dava appressando, fecero sperare eh’ci fosse ridonatoalle lettere\ Ed infatti, quantunque gli fosse rimastaoffesa la parte sinistra del corpo, eransi però conser-vale intatte le facoltà mentali, le quali, benché venis-sero di poi scemando a grado a grado del loro vigore,non si ottenebrarono però giammai: e se non fossestata la sordità che lo travagliava sino dall’età suapiù florida, avrebbe potuto se non altro godere dellaconversazione de’ suoi amici ed ammiratori, che a luiconcorrevano desiderosi di rendergli meno ingrati gliultimi periodi dell’ esistenza. La natura però, che daprincipio sembrava resistere al crollo sofferto, di gior-no in giorno si affievoliva, e nell’inverno dello scorsoanno decadde per maniera, che ben si conobbe che

# Egli nondimeno il giorno 19 di aprile del 1827 scriveva a SamueleJesi : Crediatej mio caro Jesij che non sono piu atto a far versi. Tantoè vero che a dar fi ne alla Feroniade non mi mancando che una cinquan-tina di versinon sono ancora da tanto da poterli accozzare.