XLII
non avrebbe potuto durare ancor lungamente allescosse della malattia che si replicarono più volte ne’mesi passati. Da quel punto la sua vita fu un conti-nuo languire ; e solo gli veniva consolata alquantodall’amorosa assistenza della moglie, la signora TeresaPikler ”, figlia del grande artista di questo nome, laquale gli fu prodiga delle più tenere cure nella infer-mità, non meno che dall’afletto della figlia, l’illustre ve-dova di Giulio Perticari , e dalle premure degli amiciche gli erano sempre intorno, ed avrebbero pur volutofar qualche cosa a sollievo di quel grand’uomo. Lareligione, da cui ne’ suoi primi tempi egli aveva trattetante belle inspirazioni poetiche, fu da lui chiamatain soccorso appena eh’ ebbe conosciuta la gravezzadel male da cui era stato sorpreso. Nè tardò guari aconoscerla. Dacliè nella state del 1826, allorché noici confortavamo di dolci illusioni, parendoci che lasalute tornasse a sorridergli, mi scriveva dalla Brianza:poca è la speranza di riavermi, checché gli amici mivadano pascendo di belle lusinghe ; e soggiugneva( citando alcuni versi del Molza, cui non mi è datopiù di ricordare senza tenera commozione ) :
Ultima jam properant, video, mea fata, sodales,
Meque aevi metas jam tetigisse monent.
Si foret hic ccrtis morbus sanabilis herbis,
Sensissem medica: jam miser artis opem ;
Si lacrymis, vestrum quis me non luxit ? et ultroLanguentem totics non miseratus abit?
La religione adunque, che accorre sempre generosaconsolatrice dell’uomo allorché egli vede dileguarsi esparire siccome ombra la figura del mondo, sparse
* Evasi a lei sposato in Roma il giorno G di luglio 1791. Essa cessòdi vivere in Milano nel giorno 19 di maggio dell’anno i834-