XLV
la frugalità e la quiete; il che c tanto più da notarsiin un uomo i cui versi spirano da per tutto splen-dore e magnificenza, e che passò molta parte dellasua vita nella conversazione de’ Grandi. Le sue ire sispegnevano colla stessa prontezza colla quale si accen-devano : ed essendo grandemente inclinato airamicizia,tornava facilmente amico di chi talvolta all’ombra diquesto santissimo nome erasi fatto giuoco di lui: sic-ché non parve sempre ben penetrato da quella sen-tenza del Favolista latino : bulgare amici nomen, sedrara est fides. Ma egli aveva il cuor buono, era ge-neroso e benefico, e modificava con molta facilità lapropria opinione con quella di chi avesse saputo in-trodursi nella sua benevolenza: quindi sembrò fatto pervivere in un’ età meno pericolosa di quella in cuivenne ad abbattersi, e con uomini lutti di tempra il-libata. In diversi tempi gli furono affidate alcune com-missioni ed impieghi fuori della letteratura. Ma con-fessava candidamente egli stesso di non avere per essinè pratica nè vera disposizione. Ed in fatti, per quantoil suo intelletto fosse vasto ed atto ad immaginare e adire poeticamente ogni gran cosa, esso non era peròcapace di quella longanimità, o dir vogliasi di quellafredda e sottile prudenza che si richiede per ben co-noscere e maneggiare gli affari, e per non ismarrirsinell’ infinito labirinto delle complicazioni sociali. Perciò lasciavasi guidare dalla sensibilità del suo cuore,anche allora quando era necessario di frenarne i movi-menti , e dava retta senza più a quanto gli si dipin-geva sotto 1’ aspetto del bene, Ond’ è che dopo averreso omaggio alla bontà del suo auimo, qualità di cuiegli meritamente compiacevasi, vuoisi considerare Vin-cenzo Monti unicamente come sommo letterato e poeta.