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egli mostravasi sovente freddo e taciturno; ma se altriavvisavasi di stimolarlo con discorsi clic andasserocontra il suo modo di sentire, allora facevasi tuttoradiante nell’aspetto, c le parole gli uscivano con verafacondia, nè si sarebbe potuto ritrailo meglio che col-l’immagine dell’omerico Ulisse :
Ma come alfin dal vasto petto emiseLa sua gran voce, e simili a dirottaNeve invernai piovean 1’alte parole,
Vcrun mortale non avrebbe alloraCon Ulisse conteso.
E veramente nel declamare, secondo le occorrenze,aveva un tal nerbo ed un sì bel garbo, che i suoiversi recitali da lui nelle Accademie o nella societàdegli amici (al che assai di rado inducevasi, preferendoin quest’ ultimo caso i versi di qualcuno degli autorisuoi prediletti) parevano ancora più belli. Lo sdegno,che facilmente lo investiva , era per lui una fonte dieloquentissime scritture sì in verso che in prosa, nellequali il suo ingegno irritalo, come la selce che per-cossa sfavilla, si spiegava in tutta la naturale sua forza.Per conoscere però com’ egli fosse dotato di un carat-tere dolcissimo ed amorevole, era d’uopo trattare per-sonalmente e da vicino con lui, osservare le sue af-fezioni domestiche, e vedere come premurosamente siadoperasse a vantaggio di chicchessia*. Gli piacevano
* Quanto gli fossero affezionati i familiari, lo dimostra il fatto della suadonna di servizio Giuseppa Basci milanese; la quale entrata in camera delpadrone, c vedutolo giacente in terra per l’apoplessia clic lo aveva col-pito, appena ebbe voce per chiamar gente in soccorso, indi soffocata daldolore perdette la parola cd i sensi, nò più si riebbe, c dopo tre giornispirò. Il eh. signor professore Poli ha registrato questo fatto nel Saggiod*un Corso di filosofìa stampato in Milano nel iSaS ( T. I, pag. 271.)E veramente c degno clic se ne conservi la memoria.