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In morte di Camillo Zampieri.
(* 784 )-
Piangean le Muse sull’ avel clic spentoDel Vatreno raccliiucle il terzo Orfeo .Quando repente tremò il sasso e feoUn grido uscirne doloroso c lento :
Tregua, o Dive, ai sospiri; altro lamentoSuonar qui deve, che del coro ascreo :Pianga la Patria che il miglior perdeoDei figli, e or tutta la sua gloria è vento.Dolce è fra il duolo delle Muse al fatoCeder la spoglia ; ma più dolce ancoraMorir di pianto cittadin bagnato.
Tacque la voce ; s’ arretravo allora
Le Dee di Pindo , e della tomba a latoVenne a plorar la Patria, e ancor vi plora.
L’ ira di Dio su te mormora e russe,
0 Italia , o donna sonnolenta cd orba;Sanguigno il sole le fresche aure adugge,
L’aure, che il lezzo di tue colpe ammorba.
D’ Etna e Vesuvio la vorago mugge,
Fiamma eruttando procellosa e torba,
E sotto i piedi il suol traballa e fugge ,
E par, che intere le cittadi assorba.
E se P alta di Pio vigil pietade
Scudo non fosse a tua cervice infidaContra 1’ atre del Ciel sonanti frecce,
Vedova ti vedrei per le contrade
Plorar sui figli, e l’etra empier di strida,Lorda il petto di piaghe, arsa le trecce.