SONETTI
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Passa il tci’z’anno, Amor , eh 1 io mi lamentoDel tuo crudele doloroso impero.
Cessa, io grido, deli cessa, Iddio severo}Pietà del mio ti stringa aspro tormento.
Ma più, lasso! dal cor cacciarti io tento,Tu il cor m’ alierei più tenace e fiero $
E ogni desir legando, ogni pensiero,
Sol de’ mali mi lasci il sentimento.
Nè sdegno vale, nè ragion, che mortaPiù non risponde, nè cangiar d’obbiclto,Nè soccorso di pianto e di sospiro.
Dunque a snidarti, Amor , da questo pettoClic mi riman ? Noi so ; ma mi confortaChe immortale non sono, e che deliro.
Ben di tragiche forme pellegrine
Spesso il pensier Melpomene mi stampa,
E fiera in atto di terror s’accampa,
E il piè mi calza e mi rabbuila il crine.
Ma sorge fuori Amor dalle vicine
Del cuor latebre dove 1’ alma avvampa,
E con affetti di contraria stampaQuelle forme cancella alte c divine.
Quindi la chioma mi compone c il manto,
E mi slaccia il coturno , e il crudo in veceVi pon la sua catena grave e dura.
Poi mi guata ridendo, e a me non leceNè pur lagnarmi. Quella diva intantoMi sparisce dagli occhi, e non mi cura.