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II.
Piombò quell’alma all’infernal riviera,
E si fé’gran trcmuoto in quel momento.Balzava il monte, ed ondeggiava al ventoLa salma in alto strangolata e nera.
Gli Angeli dal Calvario in su la seraPartendo a volo taciturno e lento,
La videro da lunge, e per paventoSi fér dell’ ale agli occhi una visiera.
I demoni frattanto a l’aere tetroCalar l’appeso, e l’infocate spalleAll’ esecrato incarco eran feretro.
Così ululando e schiamazzando, il callePreser di Stige, e al vagabondo spctroResero il corpo ne la morta valle.
III.
Poiché ripresa avca l’alma digiunaL’antica gravità di polpe e d’ossa,
La gran sentenza su la fronte brunaIn riga apparve trasparente e rossa.
A quella vista di terror percossaVa la gente perduta: altri s’adunaDietro le piante che Cocito ingrossa ,Altri si tuffa nella rea laguna.
Vergognoso egli pur del suo delitto
Fuggia quel crudo, e stretta la mascella,Forte graffiava con la man lo scritto.
Ma più terso il rendea 1’ anima fella: