SONETTI
IV.
Uno strepito intanto si sentia 3 ,
Che Dite introna in suon profondo c rotto :Era Gesù, che in suo poter condotto.
D’ Averno i regni a debellar venia.
11 bieco pcccator per quella via
Lo scontrò, lo guatò senza far motto :Pianse alfine, e da’cavi occhi dirottoCome lava di foco il pianto uscia.Folgoreggiò sul nero corpo oscenoL’ eterea luce, e d’infernal rugiadaFumarono le membra a quel baleno.
Tra il fumo allor la rubiconda spadaInterpose Giustizia: e il NazarenoVolse lo sguardo, e seguitò la strada.
In morte di Teresa Venier.
(> 79 °)-
I.
Al letto, ove languia smorto il bel viso,Atropo venne, e in man la force avea :Amor che stava in su la sponda assiso,Supplice accorse alla tremenda Dea.
Ferma, c uno stame non voler recisoCosi caro a la terra, egli dicca.
Scoss’eli’ in capo 1’ infernal narciso,
E sorda le bramose armi stendea.
Torse lo sguardo Amor dalla ferita,
Ed ir lasciando al suolo arco e quadrello,Fé’ un velo agli occhi delle rosee dita.
E la stessa del Sonno empia sorellaEbbe orror del suo colpo, e fu pentitaQuando vide cader vita si bella.
Monti. Poesie varie. 2