/j8 CANZONETTE, ANACREONTICHE
Ella assisa sul secondoLimitar del monastero,
Su di cui fatale al MondoStride il cardine severo,
D’ una tenera e gentile
Sua sirocchia in compagnia,Varie cose in dolce stileRagionando con lei già.
Mia fortuna , o mio peccato ,
Colà incauto ancor me trasse.Chi avria detto che in agguatoivi il tristo s’ occultasse ?
Come gli ocelli a primo aspettoIn quel volto s’ incontravo ,
Clic quant’ era più neglettoApparia più vago e caro ;
Fé’ volare Amor le penneDella freccia, c sì speditaFu, che quasi al sen mi vennePria del colpo la ferita.
Poi, vedrem, gridò, se questaSaprà farti un po’più molle,
E di piaga alta e molestaTrapassarti le midolle.
Sì dicendo, dai begli occhiDi colei che a me s’ofiria.
Fa che ratto un guardo scocchi,Che del sen prende la via.
E comincia dolcemente
A cercarmi in petto il core,
Che spogliossi di repenteD 1 ogni vecchio suo rigore.