CANZONI, 01)1, F.C,
Ma non hanno gli stolti
Del robusto Aquilon l’ali c l’ardire.
Pur vista sì leggiadra ed improvvisaNon d’intero dilettoPotea far dono all’ anima meschina ;di’ essa tutta d’ amor vinta e conquisa ,
In traccia d’ altro oggettoCorrea già dal suo corpo pellegrina.Indarno grida la ragion reina,
E la richiama da sentier sì torto ^
Che la voce alla misera non giunge,
Corsa già troppo lunge.
Indarno questa cetra al fianco io porto ,
Dolce un tempo conforto
Nei travagli d’ amoiq che la possanza
Langue del suono, onde nel cor mi venne
Dolce un tempo speranza
D’ alzarmi all’ etra su gagliarde penuc.
N’è tua la colpa, Amor . Tu in me lcntatoHai 1’ apollineo spirto ,
E la forza eh’ io bebbi ai fonti ascrei.Forse, o crudo, al tuo carro incatenato,L’allór cangiando in mirto,
Solo i tuoi canterò dardi e trofei?
Non fìa: l’aura che vien dalli tarpeiMaestosi dirupi un suon robustoMi chiede, e degno di romana orecchia.Or che torna la vecchiaFelice età del fortunato Augusto ,
Mercè di lui che al giustoForte braccio del provvido FernandoCommise il fren della difficil Roma ,Perchè, nato al comando.
F.i sa porle le mani entro la chioma.