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CANZONI, ODI, EC.
Godean che fatte a noi le avean sì conte.Indi presa d’amor con casto amplessoCiascuna a un punto istessoBaciò beata al suo cantor la fronte :
E di subiti rai lucente e bellaOgni fronte brillò come una stella 5
Anzi come un bel sole. E tal negli ocelliDel repente splendor l’impeto venne,
Che P inferma pupilla noi sofferse.
Tutti cadder gli spirti come tocchiDa fulmine : e stupor tanto mi tenne,
Che in gran buio la mente si sommerse :>Finché Ferranti e sperseForze de’sensi alle lor vie tornando,Rivocàr seco la virtù che intende.
Sciolto dall’ atro bendeGirai lo sguardo, e, gli spiragli entrandoGià dell’ imposte il Sol, conobbi tuttaL’ alta mia visione esser distrutta.
Ma distrutta non è del sentimentoLa fervida potenza, e quelle diveImmagini davanti ancor mi stanno :
Ancor nell’ alma risuonar ne sentoLe parole, e dai - vita a forti c viveFantasie che volar basso non sanno.
E nondimen non hannoPenne eguali al tuo voi, spirto gentile,Che ravvivi dell’ Angelo d’ Urbino Il pennello divino.
Troppo a onorarti la mia lingua è vile,Troppo incarco mi dier quelle il cui veloQui fai sì bello, che mcn bello è in cielo.