TERZINT,
Chinò la faccia riverente onesta
Quell’ ignoto ministro, e il CherubinoLa mano gli posò sopra la testa.
Poi staccossi dal capo aureo divinoUn acceso carbon diffonditoreDi spirito possente e pellegrino,
E i labbri gli toccò. L’igneo caloreAvvampò su le guance, e via discesePiù violento a ribollir nel core.
E dopo, il portentoso Angelo preseDi mele un favo, e su la bocca interoDel buon servo lo sciolse e lo distese.
Parla (quindi gli disse in tuon severo),Parla a quest’ ossa algenti, c riveritoFia di tua voce il sacrosanto impero.
Ed egli ubbidiente alzando il dito,
Gridò: Sorgete, aridi teschi, or ch’ioE membra e polpe a rivestir v’ invito.
Tacque^ e tosto un bisbiglio, un brulichio,Ed un cozzar di crani e di mascelleE di logore tibie allor s’ udfo.
Già tu le vedi frettolose e snelle
Ricercarsi a vicenda, e insiem legarneLe congiunture, e vincolarsi in quelle.
Vedi su 1’ ossa risalir la carne,
Intumidirsi il ventre, e il corpo tuttoDi liscia pelle ricoperto andarne.
Ma giacca questo ancor vóto ed asciuttoDel vivo spirto, che dal colle eternoUn dì si trasse a passeggiai- sul flutto.
Che fai, lento ? ( esclamò l’Angel superno )Lo spirto eccitator d’aure viventiDi queste salme ornai chiama al governo.
Le inspirate di Dio voci possenti
Sciolse l’altro dal labbro, e tosto venneQuello spirto dai quattro opposti venti.
Mosti. Poesìe varie. j 3