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TERZINE
Sì dolcemente dibattea le penne,
Che soffiando nei corpi a poco a poco,
Fe rizzarli su i piedi, e li sostenne.
Svegliò nel petto della vita il foco,
Scosse le fibre, ed agitò le vene,
Ed ogni caldo umor corse al suo loco.Dispensatrice di novella speneAllor rifulse un’iride tranquillaSu le vòlte del cielo ampie e serene.
La mia nube d’incontro arde e sfavillaDi pacifica luce, e mi percuoteD’ineffabili raggi la pupilla.
Più forte intanto s’infiammar le goteDi lui, che fu dal Cherubin prescrittoOperator di sì bell’ opre ignote-,
E a quelli, che ascoltando il santo edittoDella divina inimitabil voce,
Fatto da morte a vita avean tragitto,
Piantò in faccia un forai tronco di Croce,
E nel sembiante scintillò di zeloDivorator che l’alma investe e cuoce.
Piegossi allor per riverenza il CieloAll’Arbore adorato, e curvo agli ocelliSi fe coll’ ale il Cherubino un velo.
Al grand’esempio inteneriti, e tocchiDi penitenza i figli umilementeAbbassaro la fronte ed i ginocchi}
E un cupo pianto udissi, ed un frequente
Picchiar di petti, e un sospirar, che ai NumiCome fumo asccndea d’incenso ardente.Quindi alzò 1’ uom di Dio tre volte i lumi,
E favellò. Dal labbro amico e dolceGli uscian soavi d’eloquenza i fiumi,
Qual mattutino venticel che molce
La fresca erbetta, e in margine al ruscelloLambisce i fiori, li lusinga c folce.