TERZINE
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Egli parlò d’ un mansueto Agnello }
E fu sì mite il suo parlar, che il coreMi sentii tutto innamorar per quello.
Parlò della pietà del mio Signore }
E fu sì caro il suo parlar, clic in visoSpirommi il fiato dell’ eterno Amore.
Parlò della beltà del Paradiso}
E fu sì vago il suo parlar, che attentiL 1 udirò i cieli, e lampeggiar d’un riso.
D’ una Madi'c narrò gli aspri tormenti}
E fu sì mesto il suo narrai’, che i montiSquarciaro il fianco ai dolorosi accenti.
Poscia degli empi a sgomentar le frontiLe parole vibrò qual furibondoTorrente clic rovescia argini c ponti.
Tuonò sul fuoco del tartareo fondo}
E fu sì forte quel tuonar, che spintoMi credetti all 1 abisso imo e profondo.
D 1 ira nel volto e di squallor dipintoTuonò nunzio di stragi e di procelle,
E Libano si scosse e Terebinto.
Tuonò sul giorno in cui verran le agnelleDai capretti divise, e al suon di trombaVedransi in cielo a vacillar le stelle :
E parve un fiero turbine che romba
Tempestoso per 1’ aria, e alfin su i campiImpauriti si trabalza e piomba.
Ma in questo mezzo per gli eccelsi ed ampiSpazi d 1 Olimpo il Cherubino un nemboSciolse di tanti e sì focosi lampi,
Che smorto io caddi e abbarbagliato in gremboDella mia nube che al disotto aprissi :
E sprigionato da quel denso lembo
Giacqui su l’erba} e quel che vidi, io scrissi.