TERZINE
Odo dell’aura errante il fischiar mesto,
E il taciturno mormorai- del fonte,
Che un freddo invia su l’alma orror funesto.
Su i fianchi alpestri e sul ciglion del monteVan cavalcando i nembi orridi e cupi,
E stan pendenti in minacciosa fronte.
Oh piagge oscure ! oh spaventose rupi !
Oh rio silenzio ! oh solitario speco,
Segreto albergator d’ orsi e di lupi !
Tu mi rapisci: il tenebrar tuo cieco
Piace al cor mesto} e forza acquista e lenaDa te la doglia, e quel terror che è meco.
Forse un tempo segnar quest’ arsa arenaL’orme di qualche disperato amante,
Cui la vita fu tronca dalla pena.
Aneli’ io qua movo il debil passo erranteD’ amor trafitto, e il mio tormento chiedeConfidenza da queste orride piante.
Mostra senza pictade e senza fede,
Crudele Amor ! tu dunque troveraiChi t’ arda incensi, e ti si curvi al piede?
Maledetto il pensici’ ch’io ti donai}
Maledette le trecce e la scaltritaSembianza, onde sedurre io mi lasciai}
Maledetta l’infausta ombra romita
Conscia de’ miei trionfi, e della spcneLungo tempo felice, e poi tradita.
Folle, che dissi? D’un perduto bene,
Che lo spirto deluso ange e percote,
Chi la memoria a suscitarmi or viene?
Ahi, che 1’ alma delira, e per le goteTremolo va serpendo orror soverchio,
E un altro fiero immaginar mi scuote !
Veggo le nubi strascinate a cerchioDagl’ iracondi venti al mondo tuttoFar di sopra un ferale atro coperchio.