TERZINE
205
E innamorato della dotta Astrea,
Del Lambertino Benedetto i graviSapientissimi accenti egli bevea,
Qual ape clic d’aprile ai più soaviFiori sen vola, e nelle celle il gratoSucco ne porta a fabbricarne i favi.
Cresce il lavor celeste, e fortunatoRide il villan, che il rustico catinoSpera colmar del nettare odorato.
Ma non fero i bei Colli di QuirinoDolce lusinga a chi dell’Austria poiGiovar dovea la causa ed il destino.Ratisbona e Wetzlar sanlo, che a noiInvidiose l’involavo, e tantoN’ andar superbe de’ consigli suoi :
E quei clic avversi e quei clic fidi al santoCattolico stendardo, a lui largiròDi cor gentile e di gran senno il vanto.Allor dal seno di Wurtzburg s’ udirò,
E dalle vette di Bamberga estremeSorger le voci del comun desiro.
Il Genio tutelare alle supreme
Parti le spinse, e in te gli astri clementiDella tua patria coronai’ la speme.
Lieta si desta su i felici eventi
L’illustre di Sconborn Ombra diletta,
E dentro 1’ urne mormorai- la senti •
Chè bella vede, e al Cicl pur anco accettaQuesta un tempo sua greggia, e non altrondeDi sè più degno successore aspetta.
Men torbe il Meno gorgogliar fa l’onde;
E tutte fuor de’ liquidi cristalliChiama l’acquose Ninfe in su le sponde,Che d’ alga il crin coperte e di coralliDanzano a gara, c fuor degli antri oscuriTraggon 1’ eco de’ boschi e delle valli,